É dai tempi della prima rivoluzione industriale che l’uomo si pone il fine di creare automi che svolgano mansioni sempre più complesse, creati appositamente per sostituire l’operaio nei lavori più faticosi e più difficili.
Le innovazioni tecniche della prima rivoluzione industriale coinvolsero le macchine utensili e le macchine motrici, le industrie tessili e l’industria pesante; questi macchinari sbaragliarono per la prima volta la concorrenza umana che si ridusse di una notevole quantità; il primo esempio di automazione risale alla nascita della spoletta volante, che ridusse i tempi di tessitura e che rese evidentemente obsoleti i telai a mano.
Con le rivoluzioni industriali, gli imprenditori delle industrie si resero conto che l’uso delle macchine riduceva i costi e aumentava l’efficienza, per questo iniziarono a licenziare in massa e ad inserire gli automi nei posti di lavoro. Nasce così una paura diffusa tra gli operai, di dover affrontare la perdita del lavoro a causa della sostituzione con macchinari automatici.
Al giorno d’oggi, questa paura non è svanita; la robotizzazione, infatti, sta aumentando e con essa anche la paura di essere rimpiazzati da un freddo automa. Secondo i dati, queste paure non sono del tutto infondate, poiché, secondo alcuni studi effettuati dall’azienda specializzata Deloitte e da Oxford University, le macchine potrebbero presto essere dei temibili concorrenti non soltanto nelle fabbriche, dove ormai da decenni costituiscono un punto fermo, ma anche in luoghi insospettabili come la cucina o dietro al volante di un taxi. Si calcola che nei prossimi 20 anni, il 35% dei lavori nel Regno Unito e quasi il 50% dei lavori negli Stati Uniti potrebbero essere eseguiti da robot. Dagli stessi studi emerge che coloro che dovranno seriamente temere per il proprio futuro lavorativo sono gli addetti alle vendite via telefono, che saranno sostituiti da robot in tempi relativamente brevi con una probabilità del 99%, seguono gli addetti all’immissione dati, a rischio al 98,5% e sorprendentemente, al terzo posto tra le professioni con maggiore probabilità di una sostituzione con una macchina c’è il lavoro di segretaria legale con un tasso del 97,6%. Sembrerebbe a primo impatto che non ci sia via d’uscita e che, in tempi relativamente brevi, molti dei compiti e lavori più svolti saranno un facile bersaglio per l’automazione e, sembra, che il tasso di disoccupazione crescerà e sarà molto più elevato di quanto non lo sia già al giorno d’oggi. Il fatto è che questo incremento di tecnologia sarà un ottimo modo per la creazione di nuovi posti e di lavori basati sulla progettazione e programmazione di macchinari e, anche se le macchine si assumeranno i compiti più ripetitivi e laboriosi, non sembrano essere più vicine ad eliminare la necessità di intervento umano di quanto non lo siano state negli ultimi 150 anni.
Sebbene non sia sempre piacevole ricevere risposte da voci metalliche ed avere a che fare con macchine senza coscienza e che non permettono una vera relazione e un contatto umano, personalmente sono entusiasmato dallo sviluppo della tecnologia e dei robot in quanto mi attrae l’idea di un lavoro di sperimentazione in tale ambito. Mi piace pensare di poter costruire qualcosa che aiuti l’uomo a vivere meglio, regalandogli del tempo che può utilizzare a suo beneficio. Credo, inoltre, che evitando di far fare all’uomo lavori usuranti ed umilianti attraverso l’uso di macchinari e attraverso la robotizzazione, si possa pervenire ad una migliore qualità di vita.

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