Cercano rifugio approdando sulle nostre isole, fuggono da guerre, povertà, miseria: sono migliaia da Libia, Somalia, Siria, che non hanno più niente da perdere, sui barconi che li porteranno verso quella che credono sia la salvezza. Senza più niente, abbandonano gli affetti più cari, per imbarcarsi su ogni mezzo disponibile, nascosti nelle stive, ammassati in condizioni bestiali, rischiando tutto pur di trovare un angolo di pace, troppo spesso in fondo al mare, come è capitato poco tempo fa, quando più di 800 di loro hanno perso la vita per una manovra sbagliata dello scafista, ubriaco e sotto l’effetto di droghe. Fanno rabbia, questi criminali senza scrupoli, che solo per denaro offrono alla povera gente il miraggio di una vita migliore, nei cosiddetti viaggi della speranza, lasciando poi in balia del mare tutti questi profughi che, se hanno fortuna, vengono tratti in salvo poi dalle navi della guardia costiera. Situazione che ormai è al limite: gli italiani, su questo problema, si dividono tra chi li vorrebbe rimandare subito indietro e chi pensa sia giusto tenerli per un certo periodo nei centri di accoglienza, per farli tornare in futuro nelle loro terre. Fino a che non si trovano soluzioni alla radice del problema, questo fenomeno non si fermerà tanto facilmente e diventa difficile affrontare queste emergenze; visto il periodo che anche in Italia stiamo vivendo, con la crisi che stiamo attraversando, quando gli stessi italiani hanno problemi di lavoro e vivere diventa un’impresa per molti, come aiutare chi ha bisogno di tutto, cibo, vestiti, lavoro? Una soluzione potrebbe essere che tutti gli stati europei si prendessero l’impegno insieme di organizzare aiuti concreti, mandando personale specializzato per insegnare alla gente il modo di risolvere i problemi del territorio, evitando di allontanarsene.
Solo con la pace e l’uguaglianza fra i popoli è possibile ottenere un mondo migliore: basta ripetere che è impossibile!

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