Ci risiamo: soldati in tenuta di combattimento, aeroporti bombardati, città distrutte e civili in fuga, allo scopo, ai nostri occhi increduli, di modificare qualche confine. Il presidente Putin per “demilitarizzare e denazificare l’Ucraina” e per evitare il genocidio della popolazione russofona del Donbass ha deciso l’invasione del Paese confinante lo scorso 24 febbraio. Per iniziativa degli Stati Uniti, anche i Paesi europei hanno condannato l’azione militare e introdotto sanzioni gravose, che stanno incentivando tra il popolo russo l’odio verso le Nazioni occidentali e l’appoggio politico al loro Presidente. Nel Paese invasore, in particolare, sono enfatizzate tutte le recenti manifestazioni di russofobia, dalla cancellazione del corso universitario della Bicocca su Dostoevskij al licenziamento del direttore d’orchestra russo in Inghilterra, che facilitano il piano propagandistico di Putin.
In aggiunta, le multe della NATO e di altri Paesi stanno paradossalmente procurando nuove opportunità di guadagno agli imprenditori russi, pronti a clonare i brand banditi nel territorio. Ma anche se le sanzioni finora paiono poco inefficaci, ci sarebbe stata un’alternativa a tali misure a prevenzione di un terzo scontro mondiale?
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