A seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte dei russi molti sono stati i fronti di dibattito, sia diretti, che dovuti a conseguenze che potremmo definire secondarie rispetto al conflitto vero e proprio.

Uno dei temi più discussi riguardo la guerra è senz’altro la scelta del modo di intervenire per porre fine al conflitto, c’è chi ritiene che le sanzioni alla Russia,  la confisca dei beni degli oligarchi e l’isolamento  siano il modo più efficace e sicuro di operare, come c’è chi non reputa queste misure efficaci ed appropriate e auspica all’invio di armi affinché il popolo Ucraino riesca a prevalere sugli invasori.

La scelta delle sanzioni è senz’altro la via meno rischiosa, in quanto l’invio di armi potrebbe si portare ad una risoluzione più rapida del conflitto, ma allo stesso modo potrebbe segnare l’inizio di un’aperta ostilità e di un ulteriore guerra mondiale.

Inoltre bisogna anche tenere in considerazione la sfera etica della situazione, l’invio di armi potrebbe essere visto come un modo per salvare le vite degli ucraini, dando loro attrezzature adeguate alla guerra in corso, ed evitando un vero e proprio massacro, ma d’altro canto le armi sono strumenti di guerra che portano morte e potrebbero causare ulteriori massacri tre le file dell’esercito russo.

La questione è quindi molto delicata, poiché sia che si parli di russi che di ucraini, salvare più vite umane possibili rappresenta il fine ultimo di ogni nostro intervento.

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