Che la causa sia l’ondata pandemica, l’accelerazione dei ritmi lavorativi o la propensione a nuovi stili di vita, assistiamo a cambiamenti che sembrano minare le fondamenta della società come la davamo per scontata fino a qualche tempo fa, quella basata sulla tradizionale unione familiare. Un paio di segnali in questo senso sono dati dal fatto che oggi a sempre più coppie non interessa ufficializzare la loro convivenza con il vincolo matrimoniale e che sempre più cala il tasso di natalità; assistiamo ad un invecchiamento esponenziale della popolazione, ma nel contesto di un quadro economico che non sembrerebbe del tutto giustificarlo. Mentre infatti i Paesi del Sud del mondo non possono garantire un futuro privo di disparità, di guerre e di povertà a molti bambini, in Italia le spese per la cura di animali domestici sono tre volte superiori a quelle destinate ai giovani.
A preoccupare, dinanzi al declino demografico, è poi la prospettiva di una serie di conseguenze quali la mancanza di fondi per garantire la pensione ad anziani troppi numerosi, i diminuiti introiti per il calo di giovani consumatori, fino alla chiusura di alcune università.
Onde evitare che tale fenomeno possa riscrivere in peggio la storia del nostro Stato, occorre prevedere gli incentivi necessari per crescere un figlio e, contestualmente abbattere una volta per tutte i pregiudizi che scoraggiano le lavoratrici rispetto alla possibile maternità.
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