Ai giovani davvero non piace la politica?

Negli anni 60 70 i giovani erano molto attaccati alla politica. Organizzavano infatti azioni di propaganda come comizi e manifestazioni. Questo perchè si sentivano pienamente rappresentati da una determinata ideologia.

Oggi, nell’era della Seconda Repubblica e dei nuovi partiti, i giovani sono un po’ distaccati dal mondo della politica. C’è chi sostiene che ciò sia dovuto alla pigrizia della nuova generazione o all’eccessivo utilizzo dei social network per motivi futili. Argomentazioni valide ma già sentite. Se si va a fondo della questione, i motivi sono altri. 

I giovani non sono pigri; non si sentono semplicemente rappresentati dai politici di oggi e dai partiti, in quanto quest’ultimi non sanno comunicare con loro e non sanno andare incontro alle loro esigenze. I giovani mostrano sempre atteggiamenti di sfiducia verso di loro, deducibile dalle frasi che spesso pronunciano come “I politici sono tutti bugiardi” o “La politica non fa per me”. Ciò è anche dovuto ad un distacco tra le nuove generazioni e i partiti, in quanto quest’ultimi non sempre coinvolgono i giovani nelle loro attività. Ciò è un peccato, in quanto molti giovani sanno esprimere le loro opinioni su determinate tematiche, soprattutto quelle sociali, e questo è già un esempio di democrazia, dove i giovani stessi, non solo gli adulti, si confrontano tra di loro; ma, a causa di questa incomunicabilità, non sanno che direzione politica prendere. Bisogna affermare che ciò può essere risolto dai social network. E’ vero che l’uso eccessivo di questi è un problema, ma è anche vero che oggi i politici tentano di avvicinarsi ai ragazzi tramite questi mezzi, parlando delle loro attività e delle loro idee (pensiamo ai loro profili facebook, instagram e twitter). Inoltre alcuni partiti politici, soprattutto i partiti nati recentemente, cercano di invogliare i ragazzi a iscriversi e a partecipare attivamente ai comizi.

I politici, oltre alla comunicabilità, dovrebbero investire sempre di più sull’istruzione e sulla formazione, in modo che i giovani possano, secondo il loro grado culturale,  formare da soli una propria idea, rispettando comunque le altre, e  possano comprendere veramente che cosa sia la politica, ovvero la meravigliosa arte del governare uno Stato. Un primo segnale dal governo è il bonus cultura, un investimento finanziario da parte dello Stato che permette ai giovani diciottenni di acquistare libri, film e molto altro. Ciò li può aiutare nella loro formazione.

In conclusione, non è vero che ai giovani non piace la politica. Bisogna semplicemente cercare di coinvolgerli, perchè saranno i giovani stessi i nuovi politici di domani e la nuova cittadinanza attiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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