Da un anno e più, il Covid19 ha preso il sopravvento su tutto, catalizzando completamente l’attenzione dei media e dei Sistemi di Potere. Purtroppo, l’emergenza sanitaria, dovuta alla pandemia, non solo ha determinato che si tralasciassero fenomeni di altrettanta importanza, ma ha aggravato le condizioni di vita, già di per sé difficili, delle popolazioni migranti. Essendo stati chiusi i confini tra marzo e aprile, molti Paesi europei si sono di fatto isolati, con il chiaro intento di frenare l’arrivo dei migranti che, come peraltro si credeva, sarebbero stati a loro volta tenuti a “distanza” dalla paura del contagio da Coronavirus.  

Invece, il trend innescato dall’epidemia è stato esattamente contrario alle aspettative. In Italia, dal primo gennaio agli inizi di novembre 2020, gli arrivi sono stati circa 32mila, rispetto agli 11mila registrati nello stesso periodo dell’anno precedente (www.ispionline.it). Pur trattandosi di numeri straordinariamente inferiori ai circa 150mila – 180mila, registrati tra il 2014 e il 2017, essi comunque rappresentano un aumento significativo. Nei primi 10 mesi del 2020, sono state presentate all’attenzione della Commissione UE circa 400000 richieste di asilo (il 30% circa in meno rispetto allo stesso periodo del 2019). Tuttavia, gli Stati membri hanno “cancellato”, riducendone il numero, alcune delle richieste di asilo pendenti. A fine ottobre 2020, il numero di casi di questo tipo era pari a 790000: 15% in meno rispetto al 2019, certo! Ma, se valutiamo le reazioni dell’Unione Europea, i casi in arretrato superano le nuove domande presentate in un anno, e pervenute, in maniera preferenziale, ad alcuni Stati.  

E cosa dire dei comportamenti discriminanti verificatisi in Italia? Nel periodo marzo–aprile dello scorso anno, pochissimi immigrati hanno potuto ricevere assistenza in ospedale. Addirittura, si è arrivati dare giustificazioni in nome della “convinzione” che gli immigrati sono immuni al virus, perché vaccinati contro la tubercolosi. 

E cosa dire delle diffuse teorie del complottismo? In questo caso, non si sono evitate “stigmatizzazioni” a danno degli immigrati. Ma, quando poi si sono diffusi i primi focolai anche nei centri di accoglienza, gli immigrati sono ritornati ad essere identificati non come “complottisti”, ma come “pericolosi per la società”. Da qui, la scelta del Governo italiano di mettere in quarantena sulle navi i nuovi immigrati, pur senza dati accertati, come se non ci fosse alcun dubbio che potessero essere proprio loro a portare il Virus in Italia, a partire dai loro Paesi di origine. 

Ragionando in termini più generici dal punto di vista geopolitico, sebbene ci siano molti Paesi che proteggono e accolgono immigrati e rifugiati, spesso mancano le risorse necessarie ad affrontare tale crisi. 

Quali, dunque, le soluzioni? Per garantire che tutte le persone, inclusi immigrati e rifugiati, abbiano accesso ai servizi medici, è essenziale che i Piani nazionali di risposta al Covid19 siano efficaci e ben ottimizzati: attuazione di misure preventive, diffusione a tappeto di test diagnostici, terapie tempestive, valide e risolutive. Se queste direzioni saranno prese, mantenute e raggiunte, non solo saranno tutelati i diritti dei rifugiati e dei migranti, ma anche la salute pubblica e, senza dubbio, sarà arginata e, finalmente, sconfitta la diffusione globale del Virus. Ora è più importante che mai… soprattutto in considerazione di una sacrosanta verità: la vita del genere umano, tutto, indipendentemente dalle condizioni personali di ogni individuo, è un DIRITTO. 

In Italia, peraltro, l’effetto Covid sul lavoro è stato dirompente (nei nuovi dati Istat: persi 945mila posti in un anno. Crollati i posti a termine e gli autonomi, +717mila inattivi www.ilfattoquotidiano.it  – aprile 2021) ed ha colpito  prevalentemente i lavoratori stranieri meno tutelati, soprattutto quelli del settore agricolo e del comparto domestico. Infatti, il tasso di occupazione dei lavoratori italiani è sceso del 3% circa, invece quello degli stranieri è crollato del 10%.

Inoltre, i nostri centri di ascolto, in Italia, hanno registrato un aumento del 40% circa di stranieri che si sono rivolti, per la prima volta, a questo genere di servizi. 

Certo, non bisogna trascurare i rischi connessi agli afflussi incontrollati e deregolamentati di migranti, soprattutto in concomitanza dell’arrivo dell’estate e del miglioramento delle condizioni meteomarine.

La pandemia, dunque, sollecita alla protezione del principio della “salute globale”, attraverso il monitoraggio delle attività e delle relazioni fra gli individui in tutto il mondo e, in sostanza, del legame fra la salute, il lavoro, l’ambiente e l’economia. 

Bisogna, dunque, aprire meglio gli occhi sul mondo, per comprendere che, una volta sconfitto il Virus, dovremo affrontare, e probabilmente con qualche difficoltà in più, problemi che abbiamo “congelato”.

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