Da un anno a questa parte c’è solo una parola sulla bocca di tutti, ed è “coronavirus”. Chiunque in questo periodo apra un giornale è sicuro di trovare in prima pagina, e in realtà anche in quelle seguenti, notizie inerenti alla pandemia. Che siano legate all’ambito economico, sanitario o sociale, condividono tutte il fattore comune del Covid-19. Ma la domanda allora sorge spontanea: prima che la nostra quotidianità fosse così bruscamente sconvolta, di cosa si parlava? Quali erano le problematiche più pressanti? Una di queste certamente era l’emergenza migranti, che, seppur raramente nominata ora, continua a persistere. A differenza di ciò che si potrebbe pensare, la pandemia non ha causato l’interruzione degli sbarchi. L’ISTAT in particolare ha recentemente avviato un programma per misurare i flussi migratori e affrontali in futuro. Anche numerose altre organizzazioni si sono adoperate al fine di non sacrificare l’emergenza migratoria, posta in secondo piano dal peso di quella del coronavirus. Una tra le principali è, senza dubbio, “Mediterranea Saving Human”, un’associazione non governativa avente lo scopo, come preannuncia il nome stesso, di salvare vite umane e ridurre le vittime del mare.

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