Da un anno a questa parte sembra di vivere dentro un film apocalittico: l’essere umano non è stato sostituito dai robot, così come gli alieni non hanno ancora conquistato il mondo, si tratta invece di una di quelle pellicole che vedono le strade desolate, un virus potenzialmente mortale che, come un assassino armato, si aggira nelle città colpendo chiunque non abbia una degna armatura a difenderlo. I contatti umani sono proibiti in quanto ponti di contagio, le mura di casa sembrano avvicinarsi restringendo sempre più il perimetro abitabile, i propri cari vengono mangiati dalla malattia come le pedine in una partita di scacchi, la popolazione tenta di “stare a galla” in un mare si sabbie mobili che è la crisi economica dovuta alla mancanza di lavoro. Insomma, una perfetta messinscena della fine del mondo.
A distanza di un anno o poco più dall’inizio dell’incubo chiamato “coronavirus”, questa descrizione della realtà appare, fortunatamente, esagerata e distopica, eppure, in certi periodi dell’anno, leggendo i quotidiani e ascoltando i telegiornali la situazione non sembrava tanto lontana dall’apocalisse, ed è proprio questo il problema. Il rischio di perdere la concezione della realtà è alto: i media ci bombardano di notizie monotematiche, spesso con titoli clickbait e informazioni parziali o imprecise, tutto ciò che non è sulla bocca di un politico alla tv o nella penna del giornalista sembra non esistere più. Abbiamo forse improvvisamente smesso di inquinare? Le temperature si stanno ristabilizzando, gli animali e i loro habitat non sono più a rischio estinzione? Certo che no. Le centinaia di migliaia di profughi da anni in fuga hanno forse fatto ritorno in pace nei Paesi d’origine? Gli altrettanto numerosi richiedenti asilo hanno ricevuto risposta alla loro domanda e una collocazione dignitosa in cui vivere? Ancora una volta la risposta è negativa. Eppure, da un anno a questa parte, ambiente e migranti, che fino a poco fa sembravano essere il vero problema italiano, oltre che mondiale, non riempiono più le prime pagine dei giornali. Questione di priorità? La pandemia ha sconvolto l’assetto sociale ed economico mondiale e la divulgazione di informazioni scientifiche attendibili non è mai stata così urgente, senza queste infatti il virus avrebbe probabilmente raddoppiato il numero di vittime. Ci si chiede però se sia stato giusto lasciare nel dimenticatoio altre tematiche altrettanto importanti e attuali. Il vero problema è che sempre più spesso le problematiche vengono strumentalizzate come mezzi di propaganda, canalizzando l’attenzione popolare verso un capro espiatorio, per nascondere tutto ciò che realmente non funziona. Per questo talvolta sembra di vivere in un film, di cui il regista ha scelto il tema centrale e tutto ruota attorno ad esso. Ma questa è la vita reale ed è un dovere sia di chi informa -quotidiani, telegiornali, media- sia di chi viene informato -i cittadini- avere una visione completa della realtà per essere consapevoli a 360° del mondo in cui si vive, senza rischiare di diventare protagonisti di messinscene distopiche dove si vede solo ciò che il regista ha scelto di mostrare.
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