Il 2020, l’anno segnato dallo scoppio della pandemia del coronavirus, dai lockdown e dalle misure restrittive per arginare la diffusione dei contagi, ha registrato un sostanziale aumento degli sbarchi di migranti in Italia, dopo due anni di netta diminuzione. Nonostante l’incremento, il fenomeno migratorio nel nostro Paese mostra i segnali di una fase di relativo stagnamento. Tale tendenza potrà probabilmente accentuarsi anche a seguito della crisi economica che il post-pandemia inevitabilmente porterà con sé, rallentando gli arrivi e incentivando la mobilità degli stranieri e naturalizzati verso altri paesi. È evidente inoltre l’elevata percentuale dei migranti tra i key-workers, impegnati nella erogazione dei servizi essenziali, quali la filiera agroalimentare, il settore sanitario e della cura, la logistica. In particolare è emersa la dipendenza dei sistemi di produzione alimentare dei Paesi sviluppati dai lavoratori immigrati e di come la crisi sanitaria abbia avuto l’effetto non soltanto di rivelare la precarietà e la vulnerabilità dei migranti sul mercato del lavoro, ma anche di rafforzarle.

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