Il fenomeno dell’immigrazione, con l’avvento della pandemia globale, è diminuito in gran misura fino quasi ad azzerarsi. Si trattava del più grande problema da risolvere prima del 2020, forniva occasione di dibattito e costringeva a schierarsi pro o contro l’accoglienza degli immigrati. Questo tema è stato lasciato in disparte da un mostro più grande, il covid-19, che ha spento i riflettori su una fonte di preoccupazione che però ritroveremo in un secondo momento.
Sebbene gli sbarchi di profughi avvengano con minor frequenza, il problema sussiste. I media non fanno più alcun accenno in merito: a destare scalpore, al giorno d’oggi, sono i numeri di contagiati e di decessi dovuti alla pandemia, surclassando qualsiasi altra problematica, che però continua ad esistere e ad arrecare danni. Sono bastate poche settimane per non sentir più parlare di immigrazione: se prima questa sembrava una questione quasi irrimediabile, ora è stata messa da parte e rimpiazzata senza alcuna spiegazione logica. Ora, in ogni canale che fornisce informazioni di attualità, le parole come “profughi”, “annegamenti” e “salvataggi” sono state sostituite con “pandemia”, “virus” e “contagi”.
Quando la situazione pandemica si sarà stabilizzata e il focus mediatico cambierà, poco parleremo del rischio contagio e ci lasceremo trascinare dai nuovi argomenti proposti dalla stampa. Sono i media ormai a farci pensare e riflettere ad un unico argomento, come se fosse il nostro unico e spassionato interesse. Paradossalmente allora sarà il momento in cui, insofferenti ormai al tema pandemia, perfino la spinosa questione immigrazione finirà per appassionarci.

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