E i migranti? Se prima dell’emergenza pandemica l’emergenza immigrazione era al centro della discussione politica e definiva in maniera netta le diverse prese di posizione delle parti politiche, oggi con le difficoltà attuali hanno spostato il focus di interesse politico e mediatico alla pandemia. Difficilmente abbiamo sentito parlare della “questione sbarchi” nell’ultimo anno. Questo fatto è testimone da una parte della disinformazione che può nascere affidandosi al giornalismo di massa, dall’altra dell’assoluta centralità che nelle nostre vite e nelle nostre forme di comunicazione ha rivestito il problema del virus. Siamo diventati esperti in alcuni ambiti della virologia – almeno a livello divulgativo -, siamo entrati a far parte della vertiginosa discussione scientifica che in precedenza interessava soltanto gli esperti, facendoci trascinare e indebolire psicologicamente dal continuo dubbio che domina le scoperte scientifiche. Ma, soprattutto, abbiamo abbandonato porzioni della realtà consistenti, che prima sembravano essere argomento centrale delle nostre vite, a favore di una focalizzazione su una specifica tematica: sono bastati pochi giorni e dal parlare con buona frequenza di immigrazione ci siamo abbandonati a parlare in maniera esclusiva di virus, epidemie, precauzioni igieniche, sensibilizzazione sociale, salute, problemi sanitari.

Dobbiamo dunque imparare a non fare di quello di cui più si discute l’argomento di discussione che “vogliamo” affrontare nei contesti sociali in cui ci troviamo: prima parlavamo di immigrazione come se fosse davvero oggetto del nostro interesse. Ora parliamo di pandemia, e ci dimentichiamo della questione immigrazione… come se non sentissimo davvero nostro questo argomento. E quando la situazione pandemica si sarà stabilizzata e il focus massmediatico cambierà, poco parleremo della pandemia e ci lasceremo trascinare dai nuovi argomenti proposti dalla stampa e dai media, che con titoli accattivanti e pomposi ci sottrarranno a un pensare svincolato, vincolandoci a quei pochi argomenti da cui saremo bombardati. E ci illuderemo che per fare dialogo a livello sociopolitico basti tirare in ballo qualche argomento specifico da cui muovere un discorso che trasuda retorica e distoglie lo sguardo dalla complessità del reale.

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