Rispetto alla prima e alla seconda ondata di contagi da COVID-19, ci sono stati diversi cambiamenti causati da una maggior consapevolezza, responsabilità e preoccupazione dei cittadini. Un anno fa, la pandemia era una situazione completamente estranea al nostro modo di vivere, ed è stata affrontata da un lato con irresponsabilità, sottovalutandone inizialmente la gravità, ma dall’altro lato con grande speranza nella fine della diffusione del virus nel minor tempo possibile. Con la seconda, ma soprattutto con la terza, e attuale, ondata, si sta assistendo ad un capovolgimento del comportamento e delle idee degli italiani: le speranze si sono tramutate in sconforto, ansia, rabbia e negatività generale. Se all’inizio la preoccupazione principale era l’ammalarsi a causa di questo nuovo virus e il collasso delle strutture ospedaliere, ora il problema principale è la mancanza di lavoro, l’impossibilità di frequentare la scuola e di svolgere tutte le normali attività. Infatti la maggior parte delle persone è scontenta dalle misure adottate dal governo, pur ritenute giuste e indispensabili da alcuni. Riguardo alla preoccupazione, c’è chi ha preso sul serio questa situazione facendo maggiore attenzione alle regole e chi invece, stufo della reclusione da più di un anno, ha cominciato a ignorarle. Con l’inizio delle vaccinazioni, sono stati numerosi i dibattiti sulla loro sicurezza ed efficacia: c’è chi vede nel vaccino una luce in fondo al tunnel, ma sono molti anche coloro che decidono di non farsi vaccinare, temendo effetti collaterali a lungo termine, spesso però basati su pregiudizi e notizie ignoranti infondate. Riguardo l’evolversi della pandemia, sicuramente la stanchezza e la rabbia delle persone aumenterà se non ci saranno cambiamenti in positivo o se addirittura la situazione peggiorerà, per cui è necessario velocizzare le vaccinazioni e attuare nel frattempo nuove soluzioni per contenere i contagi che permettano però di tornare pian piano alla tanto agognata normalità. 

 

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