L’università di Pisa ( https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=93756)ha condotto una ricerca, che ha avuto una risonanza internazionale, riguardo ai livelli acuti di stress raggiunti dal personale sanitario: lo studio della ricerca, pubblicato sul “Journal of Environmental Research and Public Health”, ha utilizzato un questionario, somministrato on-line, e coinvolto 184 operatori sanitari, la cui provenienza è stata varia. L’indagine è stata condotta tra il 1 maggio ed il 15 giugno 2020.
Cosa ha provocato questo grande stress? La vicinanza e il tempo trascorso con i pazienti, il dover fare da intermediari con le loro famiglie.
Lo studio ha anche posto in risalto che il personale sanitario di sesso femminile ha mostrato effetti maggiori di stress, rispetto agli uomini.
In ogni caso, quelli più turbati sono stati gli operatori sanitari in prima linea, esposti alla morte dei pazienti infetti, che hanno vissuto direttamente la loro sofferenza, fisica e psicologica, e hanno provato dolore insieme a loro. Dall’altra parte, bisogna celebrarli perché hanno cercato, pur nell’emergenza, di gestire al meglio la pandemia, dal punto di vista organizzativo ospedaliero.
In molti casi, i risultati sono stati ottenuti!
Abbiamo reputato significativo celebrare la Comunità Scientifica, gli operatori sanitari e i professionisti che, per primi, si sono trovati a dover fronteggiare una crisi di portata mondiale, senza avere inizialmente le conoscenze necessarie sul Sars-cov e neanche le risorse fondamentali per la loro lotta quotidiana.
Un tema che riguarda la terza ondata non può non considerarli!

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