Il 9 marzo 2020 il premier Giuseppe Conte annuncia il lockdown nazionale, lanciando lo slogan “io resto a casa”. Non ci sarà più una zona rossa, non ci saranno più zona uno e zona due, ma un’Italia zona protetta. Saranno da evitare gli spostamenti salvo tre ragioni: comprovate questioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute” afferma l’ormai ex premier.   Il 9 marzo 2021, a un anno esatto dalla data precedente, dopo oltre 100 000 vittime e oltre 3 milioni contagi di coronavirus, il nuovo premier Mario Draghi tinge l’Italia quasi interamente di rosso, sotto la pressione del comitato tecnico scientifico che ha richiesto l’innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale.

La prima ondata di covid-19 è stata vissuta con grande senso di coesione da parte degli italiani, dimostratosi tutti pronti e uniti a combattere quel nemico che ancora oggi ci tormenta. Dalle lenzuola colorate sul terrazzo con la scritta “Andrà tutto bene”, dai canti nei balconi e dagli applausi sulle terrazze accompagnati dall’inno nazionale fino alle piazze deserte, popolate da un rumoroso silenzio, alle terapie intensive piene, ai carri dell’esercito colmi di vittime che non erano sopravvissuti all’incubo, lontani dai propri cari e costretti a rinunciare ad un loro ultimo addio, togliendo al paese quella voglia di cantare e di farsi forza. Il lockdown, durato per 56 estenuanti giorni, è terminato il 5 maggio, giornata in cui negli italiani si è accesa quella speranza e quel sentimento di libertà da tempo spento.

A seguito di una pazza tregua estiva in cui per tre mesi tutto sembrava essere tornato alla normalità, con un rallentamento autunnale, fino ad un totale ripensamento invernale che ha visto l’Italia tingersi di giallo arancione e rosso, l’incubo non è ancora finito e la luce alla fine del tunnel ha ricominciato ad essere lontana.

Se la prima fase ha risvegliato il senso di nazionalità negli animi di tutti gli italiani la seconda ondata del covid-19 ha spento ogni speranza, e in molti di noi si sono fatti strada dei nuovi sentimenti quali l’indifferenza, l’ignoranza e la non curanza nei confronti del paese che sta cadendo a picco per la seconda volta.

E allora si è iniziato ad incolpare il governo che non ha saputo gestire la situazione nel migliore dei modi, puntare il dito contro i politici, contro i dottori che stanno gestendo il piano vaccinale in modo disordinato e disorganizzato. Giudicare colpevoli i giovani che hanno dovuto smettere di vivere i migliori anni della propria vita in cui sono inevitabili nuove e fantastiche esperienze, o ancora peggio gli anziani che non possono godersi più i loro figli e i loro nipoti in modo sereno e tranquillo, e per far passare il tempo se ne vanno in giro, a fare spesa più volte al giorno, trovando ogni scusa buona per uscire. E ancora, colpevolizzare i bar e i ristoranti che restano aperti nonostante le misure anti-covid pur di non perdere la propria attività, le piccole imprese che hanno visto il loro lavoro essere stato messo all’angolo. Accusare la scuola che ormai scuola non lo è più, la disorganizzazione per quanto riguarda l’istruzione, la DAD, la DID, l’apertura al 75% poi al 50% per poi tornare al 100% e incolpare professori che riempiono gli studenti di compiti con la scusa che sono a casa a non fare nulla.

La seconda ondata di covid-19 ha decisamente mutato il senso di nazionalità in rabbia, arroganza, indifferenza. E invece di incolpare l’Italia, bisognerebbe incolpare gli italiani.

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