Una recente notizia che ha fatto il giro del mondo, riuscendo ad attirare l’attenzione di molti nonostante l’attuale pandemia, è l’attacco verbale del presidente Biden contro Putin. In un’intervista infatti ha definito il leader russo come un assassino, che pagherà per tutte le sue colpe. E anche se parole così da un capo di Stato all’altro possono sembrare ardite, probabilmente non è molto diverso da ciò che succede nella realtà. Come tutti sappiamo, infatti, in Russia la libertà di pensiero e di stampa sono diritti che non vengono neanche presi in considerazione: celebre l’ultimo esempio dell’attivista Aleksej Naval’Nyj, arrestato per essersi apertamente schierato contro il presidente russo; inoltre recentemente le sue condizioni di salute hanno iniziato a peggiorare e, invece di far arrivare un medico per curarlo, il penitenziario dove è rinchiuso afferma che l’attivista sta bene, anche se i suoi avvocati negano e sostengono che il loro assistito sia sottoposto ad alcuni tipi di tortura, come essere tenuto sveglio tutta la notte impedendogli di dormire. Come Aleksej, molti oppositori sono ingiustamente rinchiusi nelle carceri russe, spesso a seguito di arresti illegali e senza un equo processo.
Joe Biden sembra quindi intenzionato a interrompere le continue violazioni dei diritti umani che spesso in Russia non vengono riconosciuti. Ma è stata davvero una mossa intelligente? Senza dubbio il presidente, che veniva considerato “moderato” dai suoi e “rammollito” dall’opposizione, ha dimostrato, come si suol dire, di “avere fegato” e di voler fare davvero qualcosa per sistemare la situazione. I media americani lo vedono come un atto patriottico nell’eterna lotta tra americani e russi, capitalisti e comunisti; non sono d’accordo gli esponenti dell’opposizione, che lo dipingono come un chiaro attacco a una delle superpotenze mondiali, nel campo economico ma soprattutto militare. E forse scegliere proprio questo momento, di tensione e agitazione, per aggravare i rapporti tra i più potenti stati del mondo non si è rivelata una mossa accorta. Tanto più che ultimamente Cina e Corea stanno migliorando i loro rapporti con la vicina Russia e stanno invece rompendo i contatti con gli USA. Insomma, per confermare la pretesa superiorità americana si rischia di far scoppiare una forte tensione geopolitica tra potenze mondiali, traducibile in un’alleanza tra Stati del continente asiatico contro gli Stati Uniti. O i due stati troveranno una conciliazione o la situazione precipiterà in fretta e torneremo a vedere un conflitto sovranazionale, tra americani e russi, proprio come successe nel secondo dopoguerra, che portò alla guerra fredda. Dobbiamo sperare che ciò non accada e, strano a dirsi, augurarci di tornare presto a preoccuparci “solo” del coronavirus e non delle pericolose tensioni tra le attuali superpotenze militari del nostro mondo.
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