Dopo la parentesi trumpiana, si riapre lo scontro fra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quello russo, Vladimir Putin, provocato dalle sconcertanti accuse lanciate dallo statunitense durante un’intervista per l’ABC. Quest’ultimo, in seguito a una domanda provocatoria del giornalista, ha definito Putin un “killer” che avrebbe tentato di influenzare il risultato delle ultime elezioni presidenziali, avviando una campagna mediatica per screditare Biden e favorire Trump. Queste inaspettate dichiarazioni hanno solo momentaneamente spiazzato il presidente russo: parlando a un incontro online con i rappresentanti della Crimea, ha poi rilasciato affermazioni sarcastiche e velatamente intimidatorie: “Quando valutiamo altre persone, o quando valutiamo anche altri Stati, altri popoli, ci sembra sempre di guardarci allo specchio, di vedere le nostre stesse qualità” aggiungendo “Gli auguro solo buona salute. Lo dico seriamente, non è uno scherzo”.
Non è la prima volta che il Cremlino rivolge i suoi auguri di “buona salute” ad oppositori che poi hanno però rischiato di fare una brutta fine. È stato il caso del responsabile antidoping Grigory Rodchenkov, che denunciò il presidente di essere a conoscenza dei casi di manomissione delle provette e che fu costretto a scappare negli Stati Uniti per le innumerevoli minacce di morte ricevute (il presidente aveva risposto scontrosamente a queste polemiche per poi aggiungere “Dio gli mandi buona salute”). È stato il caso dell’ex spia Sergej Skripal, avvelenato, insieme alla figlia, da due agenti dello spionaggio russo, Putin aveva detto: “Spero rimanga vivo, sano e vegeto”.
Ma perché Biden insinua che il presidente russo sia un assassino? Evidentemente si riferisce agli innumerevoli casi di omicidi, avvenuti in Russia, di personaggi invisi al Cremlino, come la giornalista Anna Politkovskaya e il leader dell’opposizione Boris Nemtsoy, entrambi guide di movimenti contro la politica di Putin e assassinati (lei nel 2006 e lui nel 2015) a colpi di pistola. Il caso più attuale è quello di Aleksei Navalny, il blogger anti-Putin non solo incarcerato ma addirittura avvelenato con il Novichok; non si conoscono con certezza gli effettivi mandanti di questi crimini, ma le accuse sono ricadute sul presidente russo che avrebbe ordinato ai suoi servizi segreti l’uccisione dei suoi oppositori.
Putin dunque, per difendersi da queste accuse, dà a sua volta del killer agli Stati Uniti: “chi lo dice sa di esserlo”, ovvero sa di avere la responsabilità del massacro dei pellerossa, della schiavitù, del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Situazioni ben differenti da quelle a cui si riferiva Biden con il suo “I do”, inerente alle uccisioni su probabile mandato presidenziale russo; queste risposte sembrano dette con il solo scopo difensivo, senza che ci sia un collegamento con l’argomento principale della disputa.
Putin ha comunque detto chiaramente che continuerà a lavorare con gli Stati Uniti, ma solo per il tornaconto della Russia e non altro: “Gli Stati Uniti dovranno tenerci in considerazione, nonostante gli insulti” ha concluso il presidente russo, in un clima che ricorda quello della passata Guerra Fredda. Nessuno però la rimpiange.

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