È sempre difficile definire quale sia il limite della verità: non dove stia il limite tra il vero e l’opinabile, ma dove stia quello tra ciò che di vero è concesso dire, e in quali termini sia corretto farlo, e ciò che non è consentito rivelare. Una cosa di cui si può essere certi è che nel caso di un politico, per ragioni forse dovute all’importanza che attribuiamo alle sue parole, ci aspetteremmo che quel limite sia più stringente, e che certe cose non vengano dette. Questo è il motivo del grande scalpore suscitato dalla dichiarazione di Biden sul fatto che Putin sia un assassino.

È difficile, se non impossibile, negare la veridicità di queste parole: il numero di crimini di cui si è macchiato il Cremlino, ed il suo presidente in particolare, è tale da necessitare libri per essere messo interamente per iscritto. Ma non occorre allontanarci troppo dai fatti, parlando di omicidi di oppositori, censura, cambiamenti della costituzione, ed è sufficiente invece nel merito dell’intervista, in cui si parlava del fatto che hacker russi avessero cercato di condizionare le elezioni verso la vittoria di Trump. Non è la prima volta che la Russia compie un atto del genere, né tantomeno l’ultima in cui l’ONU chiuderà un occhio, tuttavia non possiamo negare che questo crimine sia subdolo e infimo, e che le parole del Presidente americano non fossero dunque a sproposito. Nel mondo in cui noi viviamo è considerato sbagliato che un capo di Stato metta tanto da parte le regole della diplomazia, che è spesso menzogna, da dire certe cose così come sono; agli occhi del politically correct, inteso nella maniera più letterale possibile, Biden ha sbagliato, e per questo è comprensibile che la Russia abbia ritirato l’ambasciatore.

Tuttavia, bisognerebbe forse riflettere se non sia un bene che finalmente qualcuno abbia alzato la testa, e che non ci sia un altro uomo a capo di un Governo così influente che sia compiacente con lo status quo: forse è giunta l’ora che smetta di essere concesso alla Russia di agire come se fosse la regina del mondo. Ci sono regole che è ora che tutti inizino a rispettare, leggi ben più importanti di quelle della buona diplomazia.

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