Come è stato dichiarato dai giornali, il 19 marzo l’ambasciatore della Russia, che si trovava negli Stati Uniti, è stato richiamato in patria. Questo gesto è stato la conseguenza dell’incauta affermazione di Biden, secondo cui Putin sarebbe “un assassino”. Si sono susseguiti degli altri scontri verbali in cui i due capi di Stato sono giunti ad insulti personali, rivelando entrambi un atteggiamento piuttosto infantile. Tuttavia, alcuni sostengono che la prima affermazione del Presidente degli Usa non fosse rivolta tanto al capo di Stato russo, quanto per prendere le distanze tra il prima e il dopo, per creare una cesura, rispetto alla   presidenza di Trump. Quello che però preoccupa i più è che questi due Paesi sono anche tra le potenze nucleari più potenti al mondo. Oltre alla minaccia che questo potrebbe significare, si palesa anche la possibilità che, in un periodo già difficile come quello in cui viviamo, in cui la pandemia ha cambiato diversi aspetti della vita quotidiana, gli equilibri geopolitici, purtroppo sempre fragili, cambino, creando nuove tensioni, lo spettro di una nuova guerra fredda. 

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