Lo scorso 18 marzo, rispondendo ad una domanda da parte di un giornalista, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito senza mezzi termini il leader russo Vladimir Putin un “assassino”. Per quanto la dichiarazione, obiettivamente ragionevole, per quanto eccessiva ed inadeguata, possa sembrare un fulmine a ciel sereno, in realtà è avvenuta in seguito ad una serie di schermaglie tra quelle che attualmente sono le due più grandi potenze mondiali, delle quali le operazioni di intelligence sovietiche volte a favorire la vittoria di Trump alle elezioni e sminuire la figura di Biden sono solamente una dimostrazione. In generale, è ormai evidente come negli ultimi anni l’America stia sempre di più perdendo campo a livello internazionale, in favore di Russia e, soprattutto, Cina, che sono più che interessate e far sì che questo declino continui. D’altro canto Biden, già soprannominato “sleepy Joe” da Trump alle elezioni, sta cercando di scrollarsi di dosso l’etichetta di leader debole notata da molti. Un’affermazione del genere non sarebbe dunque altro che un maldestro tentativo di fare la voce grossa, chiaramente non preso bene da Putin, che ha risposto rispedendo, anche in questo caso ragionevolmente, le accuse ai mittenti ed ha richiamato in patria l’ambasciatore russo. A ciò si aggiunge la notizia dell’invito, rivolto da Biden a Putin e Xi Jinping, leader cinese, a partecipare al summit mondiale del clima, argomento ben più importante di una lite da asilo, che si terrà proprio negli USA. Chissà se, al summit, oltre a scambiarsi vicendevolmente accuse sempre più infantili (ringraziando il populismo che le nutre e da esse viene nutrito) i leader mondiali giungeranno a qualche conclusione. L’unica cosa certa è la conferma che destra e sinistra tuttora non sono altro che la stessa, indegna, cosa, della quale l’unica differenza è che i primi non se ne vergognano.

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