Ormai quello tra l’Unione Europea e la casa produttrice farmaceutica AstraZeneca è diventato a tutti gli effetti un tira e molla che provoca la mancanza o comunque una minore presenza sul territorio europeo di vaccini da ormai più di qualche mese. Recentemente l’Italia ha bloccato l’esportazione di 250 mila dosi di AstraZeneca in partenza per l’Australia; tale lotto verrà ridistribuito sul territorio europeo per coprire in minima parte le forniture mancanti promesse dalla multinazionale.
Il commissario al Mercato interno Thierry Breton in un’intervista alla radio Europe 1 ha affermato che il piano di vaccinazione non subirà mutazioni a causa dei continui ritardi di AstraZeneca, poiché l’azienda biofarmaceutica Pfizer vede attualmente un boom sul piano di produzione e ciò comporta una maggiore distribuzione anche ai paesi non “primi in lista”.
Si sa inoltre che l’Unione Europea non è attualmente intenzionata a citare in giudizio l’azienda biofarmaceutica anglo svedese, ma si prospettano ulteriori soluzioni: la priorità è sicuramente quella di aumentare la produzione e assicurarsi la distribuzione adeguata nel rispetto degli accordi presi e per fare ciò bisognerebbe incentivare le aziende sul territorio piuttosto che quelle estere.
Oltre a i ritardi, AstraZeneca è assillata dalle indagini che si stanno avviando in Croazia, Danimarca e anche Italia: in questi tre paesi si sono verificati episodi “strani” ad alcuni di coloro che, sottoposti alla somministrazione della prima dose, sono deceduti. Ciò ha causato, in Italia lo stop dei vaccini del lotto ABV2856, in Danimarca uno stop temporaneo di 14 giorni, nonostante non vi siano prove della correlazione tra decesso e vaccinazione precedentemente avvenuta. Conforta un dato: in Inghilterra 11 milioni di sudditi sottoposti ad Astra Zeneca non hanno avuto particolari reazioni avverse.

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