L’Italia è stata il primo stato europeo ad aver bloccato l’esportazione di più di 200 mila dosi di vaccino AstraZeneca destinate all’Australia utilizzando il “meccanismo di trasparenza delle esportazioni” che la Commissione europea ha messo in atto per consentire il blocco dell’esportazione di vaccini al di fuori dell’Unione europea. Secondo il sistema introdotto dall’Unione europea, per esportare i vaccini dagli stabilimenti di uno stato membro, i produttori del vaccino devono chiedere il permesso al ministero di competenza. Se un governo decide che l’esportazione violi gli obblighi contrattuali delle aziende, può bloccare l’esporto. L’Italia non è stato il primo Paese ad aver fatto richiesta di blocco (ce ne sono state circa 172), ma è stato il primo a cui è stata concessa e fatta mettere in atto. L’Italia ha inoltre giustificato questa decisione dicendo che l’Australia non sarebbe stata danneggiata, dal momento che oltre ad essere già in possesso di numerose dosi, esse saranno anche prodotte in grosse quantità all’interno del Paese, anche perché il CEO di AstraZeneca è un cittadino australiano. Trattenere 250 mila dosi non sarà certo risolutivo, ma si tratta comunque di un numero di dosi considerevole rispetto a quelle somministrate fino ad ora. Si spera che la mossa di Draghi sia sufficiente a far cambiare rotta alla multinazionale, evitando però che anche altri Stati membri si mettano sulla scia dell’esempio di Roma. Questo rischierebbe di intensificare le tensioni tra la Commissione e AstraZeneca, un conflitto tra Ue e Big Pharma dagli esiti incerti, in un momento in cui c’è bisogno di vaccini e non di conflitti.

 

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