Sembra una gara a chi arrivi per primo a tagliare il traguardo. Quell’ambito traguardo che parla della maggior parte della popolazione (per la precisione circa il 70%) vaccinata entro la fine dell’estate…e la nostra Italia sta davvero sudando lungo il percorso a causa dei ritardi da parte delle varie case farmaceutiche. Infatti la nota Pfizer ha consegnato 10 milioni di dosi in meno da dicembre a febbraio ed Astra Zeneca il 10% in meno delle dosi pattuite per il primo trimestre dell’anno e ne consegnerà addirittura solo la metà di quelle previste per il successivo trimestre 2021…per non parlare infine dell’ultimo arrivato Johnson&Johnson il quale ha già annunciato che non potrà fornire le 55 milioni di dosi destinate ai mesi aprile-giugno.

La situazione però non è uguale fuori dall’Italia e dall’Europa, proprio dove alcuni paesi appartenenti hanno richiesto un summit per discutere riguardo all’iniquità della distribuzione dei vaccini nel continente. Prendiamo ad esempio l’America: se da una parte l’ex presidente Trump aveva firmato un ordine esecutivo per stabilire che la Big Pharma USA avrebbe potuto esportare i vaccini Pfizer solo una volta che ci sarebbero state tutte le dosi sufficienti per la popolazione americana e ora Biden ha firmato un piano vaccinale in cui dichiara che tutti gli adulti verranno vaccinati entro il 1 maggio 2021, l’Europa ha seguito il principio del “best effort”,  negoziando con poca trasparenza e facendo sentire sulla popolazione i problemi legati alla somministrazione delle dosi.

Ora, con il nuovo governo Draghi, qualcosa sembra essere cambiato: infatti, da gennaio l’Ue può bloccare l’export delle dosi, dirette all’estero ma che devono transitare sul territorio italiano, delle case farmaceutiche le quali non hanno rispettato gli accordi presi. Ed il nuovo ministro è stato il primo a farlo: ha bloccato su suolo italiano 250 mila dosi destinate all’Australia.

Questa presa di posizione è stata ben vista da molti, ma è davvero continuando a fare così che risolveremo la questione? O dovevamo agire prima firmando i contratti con le varie case già a maggio e luglio, anziché mesi più tardi, come hanno fatto gli USA e gli UK?

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