Nella transizione tra la fase 1 e la fase 2, cioè nel passaggio tra un lockdown generalizzato e l’allentamento delle misure restrittive e il ritorno alla normalità, il Governo ha deciso di lanciare un’applicazione per tracciare i contatti tra le persone e i contagi. L’intento era ottimo e il modello era la Corea del Sud, che, tramite un tracciamento a tappeto, aveva ottenuto degli ottimi risultati, tuttavia l’applicazione Immuni è stata un fiasco. Come mai? Innanzitutto è stato deciso che il download dell’app non dovesse essere obbligatorio e per questo motivo si stima che all’incirca un sesto della popolazione abbia scaricato Immuni, quota ben al di sotto del 70/80% di download che si riteneva essere la soglia per rendere il programma davvero efficiente. Ciò non è avvenuto, e pertanto la funzione principale è venuta meno. Quando poi a fine estate si è verificata una risalita nei contagi ed è saltato il sistema dei tamponi, nemmeno le positività sono state aggiornate, causando grandi disagi agli utenti e vanificando ulteriormente l’utilità dell’app. Allo stato attuale rimane un’ottima idea, mai veramente sfruttata, che sarebbe un’ottima arma per contrastare le prossime ondate. Non possiamo che sperare che il nuovo governo la riprenda e finalmente porti a compimento questo progetto di importanza centrale.

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