Immuni è un’applicazione nata in seguito alla pandemia del COVID-19, che consente di ricostruire i contatti fra le persone, anche incontri casuali, avvenuti abbastanza recentemente. Se qualcuno dovesse risultare positivo al virus, l’app permetterà di intervenire subito, minimizzando così la diffusione: infatti, in seguito ad un test positivo, le autorità sanitarie potranno usarla per inviare una notifica a chiunque abbia incontrato quella persona da vicino e per un periodo sufficientemente lungo da essere in pericolo. L’app ha due funzionalità: il tracciamento attraverso dei segnali Bluetooth di prossimità tra due telefoni, e un diario clinico. Il primo è ciò che permette di avvertire chi potrebbe essere stato contagiato, senza bisogno di raccogliere dati personali e senza la necessità di una la geolocalizzazione. Per quanto riguarda il diario clinico invece, l’app chiede di rispondere a un questionario giornaliero sul proprio stato di salute per determinare se l’utente potrebbe aver contratto il COVID-19. 

Il sito di Immuni presenta numerosi dati sulla diffusione e l’utilizzo dell’app, tuttavia sono tutti poco convincenti. I download dell’app, dopo una buona crescita in autunno, purtroppo, all’inizio della seconda ondata, si sono praticamente fermati: il basso tasso di adozione è in parte dovuto a una certa disattenzione del governo: infatti, dopo una campagna pubblicitaria di livello nazionale cominciata a settembre e proseguita per qualche settimana, il governo non ha fatto praticamente più niente per promuovere Immuni, e anche l’opinione pubblica si è praticamente dimenticata dell’app. Una delle ragioni è che, con l’arrivo dell’inverno, l’attenzione di tutti si è concentrata sui vaccini e sulla campagna vaccinale. Ma la ragione più grave dell’insuccesso di Immuni riguarda il suo scarsissimo utilizzo. I download sono stati 10,9 milioni: pochi, ma si tratta comunque del 19 per cento della popolazione italiana, un dato che secondo alcune ricerche potrebbe già avere una ricaduta, seppur basso, sulla riduzione dei contagi. Il problema è che, dei milioni di utenti che hanno scaricato l’app, pochissimi l’hanno usata per caricare i loro dati, se positivi, e pochissimi hanno ricevuto notifiche di esposizione.

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