L’app Immuni, scelta dall’Italia e da molti Paesi europei per il sistema di tracciamento di contagi del corona virus, ha raggiunto recentemente il traguardo dei 10 milioni download, meno di un sesto della popolazione italiana. “Immuni è la prima app di tracciamento dei contagi a essere interoperabile a livello europeo, con quelle di Germania e Irlanda. Il #COVID19 non conosce confini, ma con Immuni abbiamo uno strumento in più per contrastarlo”, hanno scritto gli sviluppatori. Eppure questa applicazione non ha mai avuto un grande successo, soprattutto con l’arrivo della seconda ondata, che ha messo in evidenza il suo non funzionamento, avvenuto a causa del mancato caricamento di dati dai medici e dell’assenza di un call center. Eppure non sono questi gli unici due motivi per cui Immuni attualmente non funziona al massimo delle sue potenzialità. Fra la fine di settembre, poco dopo essere stata rilasciata, e la fine di dicembre, la app NHS Covid-19 ha mandato in Inghilterra e in Galles un milione e 700 mila notifiche prevenendo circa 600 mila contagi. Queste due applicazioni, seppure con delle importanti differenze, sono simili dal punto di vista tecnologico. La differenza fondamentale tra queste due applicazioni, che ha portato al funzionamento di una (NHS Covid-19) e al fallimento dell’altra (Immuni), risiede proprio nel numero di download. Ecco perché ognuno dovrebbe istallare Immuni, cosciente del fatto che se non si dà il proprio contributo c’è la possibilità di un maggior numero di contagi e in ultima istanza una durata maggiore della pandemia.

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