Marte, il Pianeta rosso non illumina solamente, di tanto in tanto, i cieli con la sua presenza, ma le nostre menti e le nostre anime, che vedono in esso un sogno di conquista di posti lontani e inesplorati. Eppure Marte altro non è che un immenso e gelido deserto radioattivo, senz’aria respirabile, il cui suolo è fatto di sabbia sottilissima, velenosa e cancerogena, e la cui conquista è un’operazione incredibilmente perigliosa, che richiederà secoli prima di permettere alla gente comune di arrivare sul lontano pianeta: sembra dunque lecito chiedersi cosa spinga l’uomo a non solo desiderare, ma sognare di andare in un posto così infimo.

Tuttavia la risposta è già sotto i nostri occhi, scritta in migliaia di libri: è la sete di scoperta dell’animo umano, l’istinto primordiale e viscerale di esplorare e visitare i luoghi più remoti, che è parte della nostra stessa essenza. Quale migliore esempio di questa umana sete che quell’eroe, al quale alla fine, dovunque si parta, sempre si arriva, chiamato Odisseo: certo non si fermò davanti al pericolo, non mise in secondo piano l’esplorazione della terra dei ciclopi alla sicurezza di casa, pur sapendo che non vi avrebbe trovato nulla di sorprendente se non una nuova via per morire. E dopotutto, cosa accende i sogni dei bambini, se non l’esplorazione di tempi remoti come quelli giurassici, dei sette mari su navi pirata, dello spazio su astronavi scintillanti.

Non smettiamo quindi di sognare, e gioiamo di queste nuove conquiste, finché davvero non si potrà dire “nec plus ultra”.

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