L’arrivo del rover Perseverance su Marte apre sicuramente una nuova pagina dell’esplorazione spaziale che ricerca la vita fuori dalla Terra. Dopo una discesa perfetta, il rover della Nasa si è posato nel cratere Jazero, il bacino di quello che è stato un antichissimo lago e che conserva ancora i segni di un ambiente perduto non lontano da quello terrestre, nel quale sono riconoscibili le tracce del delta di un fiume che successivamente occupò l’intero bacino e i cui sedimenti potrebbero quindi contenere spie di antiche forme di vita. 

Lì, infatti, Perseverance raccoglierà i campioni del suolo marziano destinati a essere portati sulla Terra entro il 2031. Contemporaneamente esso proverà anche a produrre ossigeno su Marte, in vista delle future missioni che porteranno astronauti sul pianeta, mentre il suo compagno di viaggio, il piccolo drone-elicottero Ingenuity alimentato da pannelli solari, dimostrerà la possibilità del volo in un ambiente dall’atmosfera così rarefatta.

Costata 2,4 miliardi di dollari, la missione gestita dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa è stata lanciata il 30 luglio 2020 e ci permetterà di ampliare le nostre conoscenze intorno allo spazio e ciò che contiene, in vista anche del desiderio di poter idealmente un giorno trasferire lì il popolo terrestre. 

E’ indiscutibile l’impatto grandioso che questa opportunità avrà sulle nostre vite e sulla nostra concezione di pianeta abitabile: chissà, magari in futuro riusciremo noi stessi a rendere Marte davvero ospitale per la nostra sopravvivenza lì.

Purtroppo il fatto è che, mentre studiamo Marte e speriamo nella vita fuori dalla Terra, stiamo distruggendo proprio l’unico pianeta su cui siamo certi di poter vivere. Si investono ingenti cifre nella ricerca spaziale, e praticamente nulla nello studio per affrontare il cambiamento climatico, per predisporre un sistema sanitario efficiente e pronto a ogni eventualità o più banalmente, ma neanche troppo in verità, nell’esplorazione degli oceani, di cui paradossalmente conosciamo solo il 5%. Ma ovviamente i campi di investimento finanziario non si fermerebbero di certo solamente a questi pochi citati, anzi. 

C’è un detto che si usa spesso nella terra da cui provengo, la Moldavia, che, tradotto alla lettera, recita “non lasciar volare via l’uccello che hai in mano, aspirando a quello che vedi poggiato sul recinto”, e di cui ho trovato anche il corrispondente italiano, che fino ad ora mi era sconosciuto e che semplicemente sarebbe “meglio un uovo oggi che una gallina domani” : questo proverbio viene utilizzato verso quelle persone che non si accontentano mai, anche quando si ritrovano già qualcosa per le mani, perché sono ambiziose e pretendono di più. E sfortunatamente è ciò che stiamo facendo noi: aspiriamo a Marte e rischiamo di trascurare irrimediabilmente  il pianeta che ci ospita. 

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