Durante la prima ondata di Coronavirus si è registrato un bassissimo numero di omicidi, molto inferiore rispetto ai mesi e agli anni precedenti, sintomo di una diminuzione di azioni da parte delle criminalità organizzate. Ad aumentare però é stato il numero dei femminicidi. I dati statistici, che molte volte sono numeri fini a sé stessi, in questo caso parlano chiaro: le donne, per la maggior parte delle volte, non sono vittime di criminalità organizzata, bensì, come suggerisce l’Istituto Italiano della Statistica, circa tre donne su quattro muoiono in famiglia.
Quando si parla di famiglia, molte volte si deve identificarla con il proprio partner: circa l’85% delle donne vittime di femminicidio, durante il lockdown dello scorso anno, è morto a causa del proprio compagno. In quel periodo le violenze sono aumentate poiché le coppie hanno dovuto affrontare un periodo di convivenza più esclusiva, alla quale prima non erano abituate, scoprendo lati dei propri conviventi dei quali non si era a conoscenza, sia aspetti positivi che negativi.
Il fatto che non si tratti di crimini commessi da associazioni di malviventi non è confortante, poiché si tratta di un “traditore interno” al proprio nucleo familiare, un killer che si cela nelle mura domestiche. Per combattere la criminalità organizzata è sufficiente aumentare la sicurezza e le forze dell’ordine. Ma come è possibile diminuire i femminicidi? Bisogna agire sulla psicologia maschile, combattere la misoginia dell’uomo affinché in una coppia non vi siano gerarchie, bensì una coesione alla pari e pacifica.

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