Ultime di cronaca da Genova: uccisa dal suo ex compagno con trenta coltellate, dopo un anno di persecuzioni, colpevole di aver interrotto la loro relazione. La vittima, che non aveva denunciato l’uomo, si era già pagata il funerale, perché aveva capito che sarebbe finita male e non voleva danneggiare l’unico figlio gravemente malato.
Secondo i dati Istat, delle 111 donne uccise nel 2019, 55 sono state ammazzate dal partner attuale, 13 dal partner precedente, 25 da un famigliare e 5 da persone che conoscevano (amici, colleghi…). Convivenze da incubo, che inevitabilmente nel 2020 – durante il lockdown – hanno fatto aumentare il numero di omicidi di donne in ambito familiare-affettivo. Mentre i delitti diminuiscono in valore assoluto, quelli in famiglia contro le donne aumentano.
I dati lasciano senza parole: il 31,5 % delle donne fra i 16 e 70 anni hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale e a questo si devono aggiungere la violenza psicologica, le minacce, la dipendenza economica.
E non è solo un problema italiano, ma globale, tanto che il 25 novembre si celebra la giornata internazionale per la violenza sulle donne, con lo scopo di sensibilizzare e aiutare il cambiamento.
Come si può spiegare questa violenza? I diritti che le donne hanno conquistato negli ultimi decenni hanno oggettivamente diminuito il potere degli uomini; una donna che lavora, che è autonoma, che si sente libera, non accetta più l’uomo capofamiglia, che decide al posto suo, che la vuole controllare e possedere. Le donne che decidono di lasciare il loro partner spesso devono affrontare la rabbia, la vendetta, l’incapacità maschile di accettare la fine della relazione. Questo si verifica quando l’uomo identifica l’amore con il possesso.
Purtroppo, ancora solo il 20% delle vittime cerca aiuto: denunciare un famigliare o una persona che si ama o che si amava non è semplice, spesso si spera che sia un brutto periodo transitorio, forse si è dipendenti economicamente, si hanno dei figli insieme. Oppure queste vittime hanno perso la fiducia in se stesse, si sentono colpevoli, la violenza le ha rese deboli e impaurite.
Per questo è importante che sappiano di poter essere sostenute, capite e aiutate; ma è ancora più importante che si insegni alle ragazze che l’amore vero non fa soffrire, non soffoca, non tarpa le ali, ma dà forza, offre sostegno, incoraggia e rispetta sempre la dignità dell’altro.

5+
avataravataravataravataravatar
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account