Nonostante sia dopotutto inferiore rispetto a quanto si temeva per l’anno del lockdown, il numero di femminicidi, 93, mai così alto in percentuale rispetto al numero di omicidi totali, avvenuti nel corso dell’anno passato è comunque indice di un andamento problematico che non accenna a calare, ma del quale viene confermata un’evidenza: come dimostrato dal complessivo abbassamento del numero degli omicidi, da 315 a 271, che fa dell’Italia uno dei paesi più sicuri al mondo sotto questo aspetto, la violenza di genere non è un crimine di strada o legato alla criminalità organizzata, ma piuttosto un fenomeno perpetuato all’interno delle mura domestiche, in ambiti cosiddetti “affettivi”. E’ anche importante sottolineare la fattuale inutilità della massiccia propaganda anti-femminicidio portata avanti dai media ai fini di contrastare questi numeri, probabilmente dovuta ad un superamento da parte del carnefice di un limite morale già ben delineato. Le cause di un così frequente rifiuto della morale comune sono profondamente radicate e senza dubbio dovute per la maggior parte ad una purtroppo reiterata mentalità di stampo patriarcale, che non può essere sradicata attraverso campagne del genere, tra l’altro spesso attuate solo per ottenere facili ed ovvi consensi, ma piuttosto attraverso comportamenti in grado di andare ad inficiare in maniera più intrinseca e sottile il senso comune. Il fatto che le vittime sopra i 64 anni siano state circa un terzo del totale e più di un punto percentuale in più rispetto a quelle del 2019 potrebbe però dimostrarsi per certi versi una buona notizia, in quanto, per la maggior parte, questo fenomeno sembra essere figlio di una mentalità destinata a scomparire entro le prossime generazioni, anche se è fuori di dubbio come stia a tutti fare in modo che ciò avvenga il più presto possibile.

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