Sono sempre esistite persone che hanno scommesso che le cose andassero male, fa infatti parte della natura del mondo che, dove qualcuno fallisce, altri guadagnino. Nel mondo del mercato azionario questo è particolarmente vero: al suo interno esistono infatti due modi di spendere; uno è quello naturale e di immediata comprensione: l’acquisto di un’azione, che può essere parte di un’azienda o un bene, nella speranza che il suo valore aumenti secondo vari parametri, la quantità, la richiesta, quanto possa tornare utile possederla in futuro, così che si possa rivenderla e guadagnarci. L’altra via è più complessa da comprendere e può sembrare meno sensata: consiste nell’ottenere in prestito un’azione il cui valore ci si aspetta diminuisca nel tempo, e poi scambiarla con altri in cambio di denaro, sperando che effettivamente valga meno in futuro. Se questo accade, quando il denaro verrà investito in nuove azioni, si riuscirà ad acquisirne più di quante sono state inizialmente vendute; in tale maniera si potrà restituire l’azione iniziale all’autore del prestito e tenere le altre guadagnate in più, così da poterle usare per arricchirsi ancora.

Questo meccanismo, chiamato shorting, è stato utilizzato contro GameStop, un’azienda che vende videogiochi, il cui valore di mercato si è abbassato perché la compravendita degli stessi è ormai effettuabile online. Negli ultimi tempi, grazie all’intervento di un multimiliardario e alla recente uscita di nuove console, il valore di GameStop avrebbe dovuto rialzarsi in Borsa, ma questi piani sono stati guastati proprio dalla pratica dello shorting: le agenzie che stavano guadagnando dal crollo del valore delle azioni di GameStop hanno fatto in modo che esso non variasse molto scambiando più volte le azioni prestate e creando una strana situazione, in cui erano presenti milioni di prestiti in più rispetto alle effettive azioni esistenti.

Questo fatto non è sfuggito all’attenzione di Internet e, in un suo angolo tranquillo, si è generata un’enorme catena di ironia su questo fatto. E così, quasi per un inarrestabile effetto domino, i meme hanno iniziato ad aumentare, a diventare famosi nella piccola comunità, a diffondersi, a ingrandirsi, a susseguirsi gli uni agli altri, finché, per caso o per follia, si è arrivati ad una decisione: comprare in massa azioni di GameStop e trattenerle aspettando che il loro valore aumentasse, seguendo una tattica denominata “mano di diamante”. Ma gli autori della proposta non potevano, neppure possedendo la più fervida immaginazione, prevedere quello che sarebbe successo: infatti l’idea ha raggiunto migliaia di persone, e grazie al loro contributo il prezzo delle suddette azioni si è alzato di decine di volte, facendo perdere milioni alle grandi agenzie. Per questa ragione, aiutate dai media tradizionali, esse hanno iniziato ad attaccare la community sostenendo che fosse piena di folli e criminali abili truccatori del mercato (un’accusa che, a ben vedere, potrebbe essere più adeguatamente rivolta alle stesse agenzie); anche per questo ancora oggi si pensa che gli utenti fossero mossi dall’alto, da qualche interesse od obiettivo particolare, quando invece l’accaduto è molto più interessante e strano. Ancora una volta infatti ci troviamo di fronte ad una meraviglia del mondo di Internet, mai prima d’ora osservata in ambienti come quello della Borsa: infatti idee come questa, che non sarebbero mai nate in maniera così caotica e che non avrebbero mai coinvolto tante persone diverse nella vita reale, attraverso i social possono crearsi e prosperare in fretta. È questa la follia e l’imprevedibilità delle folle tanto disprezzate da grandi autori del passato. Se questa situazione si ripresenterà mai è difficile dirlo, e ancora non ne conosciamo il finale, ma io, come altri, ne dubito, basti guardare all’unicità della situazione e al fatto che il suo carattere di novità è stato uno dei motori principali che ha permesso che si verificasse. Quello che però è certo è che il caos che l’ha caratterizzata è immagine del mondo di Internet e del suo modo di funzionare, ed è anche ciò che ci porta, per l’incomprensibilità di questo universo online, a cercare un senso che non c’è (grandi potenze che guidano gli eventi, ad esempio), e a temere la potenza di simili eventi, e quindi a screditarli, soprattutto se siamo persone che si sono ritrovate a bocca asciutta a causa di un gruppo di normalissimi, ma folli, uomini della rete.

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