Il social network TikTok non è mai stato nominato tanto quanto negli ultimi tempi: dopo il tragico fatto che ha avuto come protagonista Antonella, bambina di soli dieci anni morta per aver partecipato alla fatale Blackout challenge, molte sono state le notizie al riguardo riportate su telegiornali e articoli. L’effettivo legame tra l’applicazione e l’incidente non è ancora pienamente certo e verrà stabilito tramite un’indagine della procura e un processo giudiziario, sebbene i sospetti di una possibile relazione siano più che fondati.
TikTok è un’applicazione dove gli utenti possono pubblicare brevi video di massimo un minuto, con canzoni, suoni o voci di sottofondo. Cantare, recitare, ballare, mimare, raccontare o spiegare argomenti di vario genere sono alcune delle tipologie di clip che si possono trovare nel social. Con la parola “trend” ci si riferisce a dei video famosi, ricreati da talmente tante persone da averli resi una “moda”, mentre le challenge sono delle piccole sfide che un utente può lanciare agli altri, solitamente con lo scopo di divertire in modo molto innocuo. L’azienda ha sede in Cina e ha comprato qualche anno fa la simile applicazione Musical.ly, al tempo molto diffusa tra gli adolescenti.
Come ogni social network, al momento della creazione di un account, Tiktok chiede l’inserimento di diverse informazioni da parte dell’utente, tra cui l’età: secondo il regolamento, il limite minimo consentito per poter utilizzare l’applicazione è di sedici anni. Similmente a ciò che però accade in tutte le applicazioni di questo genere, non tutti rispettano il parametro imposto, incoraggiati dalla facilità con cui si può ingannare il sistema. Per tutelare la privacy non vengono infatti richiesti documenti o conferme ufficiali dei dati inseriti, seppur si venga obbligati a spuntare la casellina in cui si conferma la presa visione della normativa, quindi, in caso, la consapevolezza di non stare rispettando le condizioni imposte.  A questo proposito anche il Garante della privacy, organo di vigilanza di diritti, dati e informazioni personali, ha chiesto più sicurezza sulle informazioni inserite, nonostante sia spesso intrinseco nell’animo umano il pensiero “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Se poi i contenuti sembrano essere assolutamente innocui, sempre controllati e revisionati da appositi software interni all’applicazione, non è inaspettato che molti ragazzi, con o senza la complicità dei genitori, si sentano del tutto autorizzati ad utilizzare l’app. Esistono infatti dei sistemi di sorveglianza dei contenuti pubblicati sui social ma, come testimonia il tragico avvenimento dei giorni scorsi, non sono abbastanza: a chi spetta dunque controllarli per evitare si ripetano fatti simili? Una possibile soluzione potrebbe essere la creazione di un organismo di controllo formato da persone reali anziché computer, magari incapaci di scorgere il secondo significato dietro ad un video apparentemente non pericoloso, come quello probabilmente imitato da Antonella. Così facendo si potrebbe forse riuscire ad eliminare, prima ancora che vengano segnalati dagli utenti, una parte dei contenuti potenzialmente rischiosi e non filtrati dai software. Sarebbe comunque una soluzione complicata da realizzare e che non garantirebbe la completa certezza sulla presenza unicamente di video idonei, visto l’immenso numero di possibili autori di un altrettanto alto numero di clip. Nemmeno la richiesta di inserimento di documenti personali all’utente al momento dell’iscrizione al social è, ora come ora, un’alternativa plausibile, visti i diversi problemi con la gestione della privacy. La speranza va dunque all’educazione dei giovani, in primis da parte dei genitori: una presa di coscienza dei rischi in rete può sicuramente aiutare, insieme ad un po’ di sorveglianza da parte degli adulti, ad imparare a filtrare con intelligenza i contenuti in cui ci si può imbattere, senza rischiare di imitare azioni potenzialmente pericolose.
Quindi è proprio agli adulti, spesso fermamente schierati contro i social, a cui si chiede di agire, senza coltivare a prescindere la diffidenza verso questo genere di applicazioni: rari sono i contenuti simili a quelli trovati da Antonella e molti video vengono censurati anche solo per precauzione, sebbene i pochi che sfuggono possano essere, come si è visto, tragicamente fatali.
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