Palermo, gennaio 2021. Una bambina di dieci anni trovata morta nel bagno. Si pensa che la colpa sia del social network TikTok. La ragazzina stava partecipando ad una challenge che consisteva nel bloccare il proprio respiro per un po’ di tempo. Questa sfida le è stata fatale. Questo è uno dei tanti episodi, a dir poco tragici, accaduti negli ultimi tempi. La responsabilità? E’ di più persone. Sicuramente anche dei genitori. Se offrono la possibilità ad una bambina di vagare nello sconfinato e pericoloso mondo di INternet, devono anche sorvegliarla. Una ragazzina di quell’età non ha la maturità sufficiente per comprendere che certe cose non si fanno. Ma a sorvegliare ci devono essere anche delle persone deputate a verificare ciò che gira su questi spazi aperti. Sì, ci sono dei controllori ‘virtuali’ che svolgono questo compito, ma non sono abbastanza. Ci dovrebbero essere molti più accertamenti sulle cose che vengono pubblicate, poiché dovrebbe essere il social ad eliminare i contenuti tossici prima che vengano diffusi e prima che debba segnalarli l’utente stesso. Tutti i post che incitano alla violenza, insieme ai loro autori, dovrebbero essere bannati. I sistemi escogitati per oscurare i contenuti ostili dovrebbero essere maggiormente performanti proprio per mantenere alta la sicurezza e per far sì che il social dia opportunità e che non sia una trappola. 

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