Il problema della moderazione dei contenuti sui social esiste da tanto tempo quanto i social stessi, e non ha una soluzione evidente, soprattutto per quanto riguarda la questione dell’età. In molti casi risulta impossibile verificare in modo certo l’età degli utenti e, di conseguenza, i metodi che vengono impiegati sono facilmente eludibili: è semplicissimo infatti per un bambino o un ragazzino cliccare la spunta “ho più di diciotto anni” o segnare di essere nato nel 1998. Questo fa dunque sì che moltissimi minori siano esposti a contenuti del tutto inappropriati. Nel caso dei bambini, però, una soluzione appare relativamente semplice: i genitori non dovrebbero permettere che vengano usati i social media, infatti il fatto che oggigiorno i bambini entrino in possesso di un cellulare alle elementari è già assurdo in sé e per sé. Ma quando si tratta di adolescenti la faccenda si complica. Per le generazioni cresciute con Internet, la rete e i social media sono stati un mezzo di scoperta, esplorazione e crescita, soprattutto per quanto riguarda tematiche solitamente considerate tabù, come l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Tuttavia, anche in questo contesto si incorre in pericoli, in quanto spesso le informazioni che si incontrano online non sono corrette, e, per quanto riguarda la sessualità, la pornografia non può essere un sostituto all’educazione sull’argomento. Per queste ragioni, per quanto riguarda i giovani, la soluzione più efficace è quella di educare i ragazzi al meglio possibile, fornendo loro una preparazione che permette di interagire criticamente con quello che incontrano online. Nulla di tutto ciò è infallibile, naturalmente, ma è il meglio che si può fare.

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