In questi ultimi giorni, tra i tanti fatti di cronaca quotidiani, ha fatto particolare scalpore il tragico caso della bambina di soli dieci anni che, a causa di una “challenge” vista su Tik Tok, si è tolta la vita. Al social in questione si è conseguentemente rimproverata la mancata supervisione dei contenuti in circolazione. Ma è giusto pretenderlo, o si rischia di cadere nella censura? E soprattutto, è davvero un compito che spetta alla piattaforma?
Quello dell’internet è ancora un mondo nuovo: basti pensare che il primo servizio commerciale di web mobile basato su un browser (motore di ricerca) è stato raggiunto nel 1999 e che nel 2005 è stato introdotto il primo nome, .mobi (l’antenato del “.it” attuale), dedicato ai siti per i dispositivi mobili. Le possibili riflessioni in merito a tali coordinate temporali non riguardano solo l’esponenziale sviluppo della tecnologia in tempi così ristretti, ma anche la constatazione che l’internet è davvero recentissimo, dunque è forse per questo che non sempre si è capaci di gestire l’enorme potenziale che costituisce. Nel gergo comune si usa dire “che le ultime generazioni sono nate con il cellulare in mano” e in fondo non è un’osservazione poi così lontana dalla realtà; i bambini crescono guardando i cartoni alla televisione e giocando con le diverse consolle, ormai già all’età di sei anni la maggior parte degli infanti sanno, a grandi linee, come utilizzare un cellulare. Ma è qui che si sbaglia. Spesso ci si sorprende delle capacità e della intuitività che fin da piccoli i bambini appartenenti alle ultime generazioni possiedono, ma saper come guardare un video su You Tube, come scaricare un nuovo gioco o mandare un messaggio non significa avere delle competenze digitali. Il mondo dell’internet è un grande iceberg e la punta in superficie non è nulla rispetto a quanto si cela al di sotto. Non si può pretendere che affidando in mani così giovani un mezzo così potenzialmente pericoloso, non succedano eventi spiacevoli. Con ciò non si pretende di negare l’utilizzo dei telefoni cellulari o l’accesso a internet ai più giovani, semplicemente si richiedono maggiori precauzioni: prima di tutto un ferreo controllo da parte dei genitori attraverso l’attivazione di limitazioni a contenuti sensibili (opzione già disponibile su ogni piattaforma) e, ancor più importante, l’educazione a queste nuove tecnologie. Come in qualsiasi altro ambito la soluzione non è negare, che porta alla clandestinità, ma bensì istruire verso un utilizzo più consapevole e maturo.
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