Il tema dei social network è di rilevante importanza particolarmente in questi giorni a causa della tragedia relativa alla morte a Palermo di una bambina di dieci anni. La causa del decesso sembra sia da attribuire ad una “challenge” (sfida) proposta da Tiktok, nota App in voga tra i giovani e i giovanissimi.
Sarebbero molti gli argomenti di cui parlare: i leoni da tastiera, la pericolosità, la privacy e molti altri; la questione che crea però maggiori dubbi è l’età minima per poter navigare su questi social, ed essere, quindi, in grado di non cadere in certe “trappole”.
Si sta cercando di capire da quale età si possa concedere agli utenti di accedere a queste App.
Riguardo Tiktok, si vuole impedirne l’accesso prima dei tredici anni e verranno fatte anche delle verifiche per controllare l’età effettiva dei ragazzi che chiederanno l’accesso. Sarà comunque molto difficile per i social network capire l’età di chi sta effettuando l’accesso, infatti basta mentire sull’età per poter tranquillamente “navigare”, oppure utilizzare l’accesso di un amico più grande, cosa che chiunque, anche se di piccola età, è in grado di fare. Pare che in Cina si stia valutando un metodo molto più efficace per capire l’età dell’utente, anche se non si sa in cosa consista esattamente e se, effettivamente, funzionerà, ma sarebbe fondamentale.
Nell’attesa, la maggior parte della responsabilità, allora, è dei genitori: sono loro che dovrebbero vietare un uso incontrollato del cellulare o, ancora meglio, non permettere ai figli di usarlo fino a una certa età.
È evidente che troppi genitori danno il loro cellulare ai figli, anche di 6/7 anni, per accontentarli o per stare un po’ in pace, senza poi controllare cosa stanno effettivamente guardando o facendo. Questo genera anche altri problemi: i bambini non socializzano tra di loro, non fanno giochi adatti alla loro età e passano ore davanti ad un piccolo schermo, imparando ad usare questi mezzi troppo presto e dando loro un’importanza esclusiva.

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