TikTok è un social-media nato in Cina nel 2016 e inizialmente conosciuto come Musical.ly. Attraverso l’applicazione gli utenti, definiti “tiktokers”, hanno la possibilità di condividere abilità, talenti, contenuti divertenti, riflessioni personali e tanto altro registrando un breve video (dalla durata massima di 60 secondi) con sottofondo musicale.

Attualmente è registrato più di un miliardo di utenti provenienti da tutto il mondo e circa 500 milioni di essi sono attivi mensilmente.

Molti Paesi hanno deciso di introdurre delle restrizioni, poiché in disaccordo con i metodi utilizzati per il trattamento dei dati o in seguito a spiacevoli avvenimenti. Tra questi troviamo l’Italia nella quale, il 22 gennaio 2021, il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato il blocco degli account degli utenti per i quali non sia stata accertata l’età. Si è deciso di emanare questa disposizione in seguito alla tragica morte di Antonella Sicomoro, una bambina di dieci anni che, secondo la procura di Palermo, avrebbe perso la vita dopo aver replicato una “challenge” (sfida) vista sulla piattaforma con lo scopo di testare la propria resistenza al soffocamento con una cintura legata attorno al collo.

Per poter bloccare tutti gli account gestiti da coloro che hanno un’età inferiore ai 13 anni, il 9 febbraio verrà richiesto a tutti gli utenti italiani di inserire nuovamente la data di nascita; si sta inoltre considerando la possibilità di aggiungere un’ulteriore verifica, effettuata da un’intelligenza artificiale, e di inserire un tasto per segnalare tutti coloro che si ritiene abbiano meno anni rispetto a quelli necessari per l’utilizzo del social.

Sono queste restrizioni sufficienti? Probabilmente no.

Attualmente anche i più piccoli sono bravi con la tecnologia e sarebbero indubbiamente capaci di aggirare tali sistemi di controllo, nonostante l’età. Il grosso problema è che troppo spesso nemmeno i genitori sono a conoscenza di ciò che viene visto dai propri figli lasciando loro, involontariamente, la possibilità di accedere a contenuti pericolosi. Un primo controllo dev’essere giustamente effettuato dall’applicazione, ma è necessario che l’attenzione parta dalla persona che gestisce il proprio profilo o dal tutore di questa se minore o incapace di autogestirsi.

Un altro punto importante è il raggiungimento di una maggiore consapevolezza di ciò che si decide di condividere; sappiamo tutti che i video postati possono essere visti da persone di qualsiasi età, Paese, orientamento sessuale, religione e genere e proprio per questo motivo è fondamentale assicurarsi che quel che si sta per mostrare potenzialmente al mondo intero non risulti pericoloso da replicare, offensivo nei confronti di altre persone o dannoso per se stessi (o per gli altri).

Una particolare attenzione e sensibilizzazione da parte di famiglia e scuola sul tema “social” è l’unico modo per garantire la sicurezza dei più piccoli e fragili della società.

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