Ricercato e studiato per tutto l’anno passato, il vaccino neo arrivato sembra essere la svolta per sconfiggere il tremendo virus che ci ha attaccati e costretti alla clausura. Il problema però è che una pandemia per essere sconfitta necessita di dosi enormi di questo vaccino; poiché non è ancora venduto sul mercato in grandi quantità, bisogna necessariamente adottare un piano di vaccinazioni funzionale. L’Italia sembra aver deciso: primi saranno i medici e tutti coloro che lavorano nell’ambito ospedaliero e la scelta sembra più che consona poiché questo settore è indispensabile in una crisi epidemiologica di tali dimensioni. Indispensabile quindi vaccinare prima coloro che curano i pazienti, perché non siano i primi a diffondere il virus.
Ma poi? La discussione è tuttora aperta. Sembra però che gli anziani, i malati e i neonati rientrino nel secondo giro di vaccinazioni. I primi hanno bisogno di difese immunitarie che purtroppo sono scarse per la loro età elevata, inoltre hanno bisogno di tornare ad avere contatti con figli e nipotini per non passare ulteriore tempo in solitudine e deperire anche psicologicamente. I secondi, i malati o disabili, e i terzi, i neonati, come gli anziani, presentano difese immunitarie molto basse e quindi esposti maggiormente ad un peggioramento della malattia dovuta all’infezione per corona virus.
Il terzo giro di vaccinazioni dovrebbe coinvolgere quindi la fascia di popolazione comprendente persone dai 5 anni ai 50, dalle maggiori difese immunitarie, ma da tutelare per consentire la ripresa economica, dato che si tratta di quella parte della società che lavora e soffre da mesi le chiusure a singhiozzo. L’importante è essere altruisti, tenere un comportamento rispettoso per aiutare gli altri, soprattutto i più deboli, per evitare di ritrovarci in uno stato allo “sbaraglio”.

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