I nuovi vaccini, da quando sono partite sia la negoziazione del governo con le industrie produttrici che la somministrazione ad alcune categorie protette, non sembrano aver convinto del tutto la popolazione: le case farmaceutiche stanno provvedendo, infatti, ad un’esenzione da responsabilità, estesa non solo alle aziende stesse, ma anche al personale sanitario incaricato della somministrazione. 

A complicare la situazione sono subentrati dubbi e paure, che hanno il sapore della leggenda metropolitana, relativi alla composizione di quello che è stato definito un “veleno”: microchip, sostanze tossiche, feti morti… e la lista è stupidamente lunga! Si pensi anche alle “profanazioni”, provenienti proprio da quel mondo cattolico, protestante, ortodosso ed ebraico nell’ambito del quale sono emersi i pareri assurdi di chi, pur ricoprendo ruoli illustri, si è detto contrario al vaccino poiché farebbe “diventare gay”, con tanto di presunte prove… Rispetto alla definizione delle priorità nella somministrazione, peraltro, il vaccino ha segnato una vera e propria spaccatura nella società, anche tra chi si dovrebbe occupare di amministrarla: qualcuno ha proposto di distribuire le dosi in base alla necessità, destinando le prime al personale sanitario che si trova esposto al virus ed ha bisogno di proteggersi, passando, quindi, ai più fragili, quali gli anziani, gli immunodepressi e coloro le cui difese immunitarie sono già compromesse di per sé; altri, invece, hanno indicato metodi alternativi, come distribuire le dosi in base al Pil della regione: una valutazione simile avrebbe senso solo nel caso in cui si parlasse di strumenti meccanici e, quindi, si dovessero scegliere quelli più efficaci e produttivi. Ma non è questo, di certo, il caso, in quanto si sta parlando di uomini e il solo pensiero di giudicare l’importanza della vita umana in base alla ricchezza posseduta è a dir poco agghiacciante. 

È, invece, molto valida l’argomentazione di chi sostiene che i medici non debbano avere la priorità ma che essa spetti agli anziani o, addirittura, ai giovani. Certo, perché questi ultimi sono, potenzialmente, il virus fatto persona: i ragazzi non se ne stanno a casa, ma vanno in giro e non sempre, purtroppo, stanno alle regole; non sempre indossano la mascherina e può capitare di vederli assembrati, soprattutto il sabato sera. 

In ogni caso, prendere una decisione in merito non è semplice….anzi, usando una frase ben nota, si potrebbe dire che “ci troviamo in un vicolo cieco”. La soluzione è complessa.  Pensiamo, infatti, al personale sanitario: se, ipoteticamente, non ci fossero medici sul territorio poiché, non avendo fatto il vaccino, hanno contratto il coronavirus, chi opererebbe negli ospedali nel tentativo di salvare i contagiati, magari in bilico tra la vita e la morte?

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