Sono finalmente arrivati i vaccini. E con loro anche numerose e caotiche discussioni per definire chi debbano essere i primi a poterne usufruire. Gli anziani, perché sono i più deboli della comunità. I malati, che necessitano di una protezione immunitaria maggiore. I giovani, che sono coloro che più hanno bisogno di muoversi e spostarsi. I medici, che devono restare sani per poterci aiutare in questo periodo complesso e non devono diventare mezzi del contagio. Insomma, le proposte sono molteplici, tutte accompagnate da buone motivazioni. Ma le dosi di vaccino non sono infinite. Per cui bisogna fare una cernita. L’Italia ha detto: prima i medici, poi gli anziani, e poi, a seguire, gli altri. Certamente è doveroso che il personale sanitario rimanga integro e possa continuare a svolgere in maniera efficace il proprio ruolo. Vaccinare per seconde le persone di età avanzata, poi, sembra una buona scelta, per ridurre (si spera, sensibilmente) i contagi e andare a proteggere i più deboli e maggiormente colpiti dalla pandemia. Chi debba venire dopo è ancora argomento di discussione. La cosa davvero importante di certo è, una volta messi al sicuro i più indifesi, sviluppare un piano di vaccinazioni efficace e il più rapido possibile su scala nazionale. Cosa che, però, richiede un’assoluta puntualità nell’arrivo dei vaccini, che di questi tempi sembra più un’utopia che altro.

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