È davvero giusto che ci sia libertà di parola sui social così come nella rete? Questa sembra essere una domanda dalla risposta scontata, solo durante i governi totalitari infatti è stata applicata la censura. In Italia ad esempio, dopo la liberazione dal fascismo, l’articolo 21 della Costituzione ha sancito la libertà di “manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, mentre un secondo lemma sottolinea come “la stampa non possa essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ma è ancora corretto difendere la libertà di espressione anche quando diffondere notizie false può essere davvero pericoloso? Da un anno a questa parte il mondo intero si trova in una situazione di emergenza sanitaria, eppure c’è ancora chi sostiene che sia tutto un complotto “dei piani alti”, che i vaccini siano il problema e non la soluzione e che la scelta di limitare alcune libertà temporaneamente sia anticostituzionale e non necessaria. Queste teorie sono facilmente confutabili, ma in periodi di difficoltà e paura si cerca una via di fuga, un’interpretazione della realtà migliore, anche se, come sosteneva il filosofo Gaunilone nel Liber pro insipiente, non basta pensare all’esistenza di un’isola idilliaca perché questa sussista davvero. Spesso però la colpa non è della “povera” gente in sé, non tutti hanno la possibilità di avere un’istruzione e un’educazione tale da poter discernere poi discorsi incantatori dalla verità, non tutti sono studiosi che hanno le conoscenze per poter distinguere una notizia falsa da un’informazione fondata. È proprio per questo che bisognerebbe proteggere costoro dagli inganni. Ma chi dovrebbe decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato? Chi dovrebbe decidere cosa si può dire e cosa no? Su questo ci si sta interrogando in questi giorni in seguito alla decisione di molti social network di sospendere gli account di Trump, a causa della rivolta avvenuta nel parlamento americano da parte dei suoi sostenitori. Da una parte sembra essere un controsenso: coloro che si dichiarano democratici arrivano a censurare il pensiero di un oppositore politico, dall’altra le conseguenze dei tweet dell’ex presidente degli Stati Uniti hanno portato all’assalto al Campidoglio, un evento che resterà tra le pagine più tristi e buie della storia americana. Come in tutte le cose, è bene trovare un equilibrio: chiudere per sempre il profilo al signor Trump sarebbe esagerato e un vero atto di censura, sospenderlo per un breve periodo potrebbe essere un modo per lanciare un messaggio importante. Un buon compromesso era stato trovato qualche tempo fa sempre da Twitter che decise che sotto i post contenenti fake news si sarebbero linkati dei siti autorevoli. Le notizie false e i discorsi-slogan che puntano “alla pancia” della gente ci sono e ci saranno sempre, per questo è importante puntare sull’istruzione, così da preparare i giovani ad una mente critica. Infine è bene ricordare che la libertà personale è un valore sacro e inviolabile, ma che finisce dove inizia quella altrui.

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