Nel 2015, Bill Gates, analizzando gli investimenti che i grandi Stati stavano facendo in armi, aveva ammonito che sarebbe stato più saggio investire in ricerca scientifica in vista di una molto probabile epidemia futura. Molti allora hanno espresso perplessità verso tale previsione e la sua fondatezza, ma il 2020 ha dato ragione al magnate con l’arrivo della pandemia da coronavirus, che ha messo in scacco in breve tempo il mondo intero, quasi completamente impreparato da ogni punto di vista. L’accuratezza della previsione non è da attribuire a qualche coinvolgimento di Gates nell’origine del virus, come secondo alcune teorie di complotto, ma bensì ad una accurata e lungimirante analisi di dati storici, statistici, economici e sociali applicati ai modelli della “matematica del caos”. Tale disciplina risulta molto utile nell’ effettuare previsioni a lungo termine, poiché rende possibile trovare collegamenti e schemi logici tra dati che apparentemente sarebbero totalmente scollegati. Si parla di previsioni a lungo termine poiché, come insegna l’esperienza, quelle a breve termine sono più spesso inesatte se si considera una realtà globale, poiché essa è decisamente troppo complessa e dinamica. Ad un attento osservatore, quindi, non sono sfuggiti i numerosi ed, eclatanti segnali di pericolo che il pianeta stava lanciando; solo negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad epidemie virali di Ebola, Aviaria, Suina e altre. Era solo questione di tempo prima che una riuscisse a diventare globale, aiutata anche da una umanità che si muove molto e a grande velocità, rimanendo sempre legata a pratiche che agevolano lo sviluppo e il salto di specie dei virus, come l’allevamento intensivo o i wet markets.

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