Oggi ci vantiamo di essere un mondo avanzato e moderno e di aver lasciato alle nostre spalle le arretratezze del passato, in particolare per ciò che riguarda le forme di governo: pensiamo di essere superiori in quanto le nostre repubbliche democratiche hanno dimenticato le follie dell’assolutismo. Segno di questa grandezza è Internet, che non solo è emblema del futuro e dell’avanzamento, ma della sconfitta di ogni tirannide, perché lo riteniamo il luogo in cui tutti abbiamo davvero libertà di parola. Eppure i Big di Internet, ovvero quelle poche grandi aziende che gestiscono la rete, non permettono a nessuna piccola impresa che si affacci sul web di vivere, perché la comprano o copiano qualsiasi novità da loro apportata migliorandola, così da renderla obsoleta; non cercano in nessun modo di fermare i contenuti illegali che vengono diffusi sui loro siti, ed anzi spesso consigliano più le fake news che le notizie vere, se le prime generano più visualizzazioni e quindi profitto; ma soprattutto, guadagnano vendendo i dati privati delle persone e non sono affatto trasparenti riguardo il modo in cui li usano. Si tratta di questioni che inquietano piuttosto che mostrare gloriose prove dell’avanzamento tecnologico del nostro mondo, soprattutto se si pensa al potere che queste aziende posseggono a livello mondiale. Per comprenderlo, basta ripensare a quello che è capitato una settimana fa, quando la colossale Google è “caduta” (ovvero ha smesso di funzionare per qualche ora) e, per un attimo, il mondo è precipitato nel caos: non c’erano più mappe, niente più comunicazioni via mail, perfino la scuola, che in queste settimane di lockdown è passata online, è sparita. Internet è ormai legato alle nostre vite in maniera indissolubile, ed è troppo tardi per sperare che questo smetta di essere vero.

In questa situazione esiste forse una luce che ci indica una volontà di cambiare le cose: l’Unione Europea, che è una delle potenze mondiali più grandi in grado veramente di cambiare il corso degli eventi con le sue decisioni, inizia a formulare proposte per limitare questo monopolio, creando leggi che vietino i comportamenti finora messi in atto dai Big di Internet.

Ci piace credere che l’era degli assolutismi sia finita, e sia giunta l’ora della democrazia; esiste tuttavia ancora un luogo in cui dei nuovi Luigi XIV affermano di essere lo Stato: è giunta l’ora che la democrazia conquisti anche Internet.

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