Lunedì 14 dicembre i server di Google hanno deciso di non funzionare per 45 minuti, creando problemi e malfunzionamenti. Perché se ne è parlato tanto? La ragione è ovvia: ne siamo dipendenti.

All’inizio l’ipotesi più gettonata è stata quella di un possibile attacco hacker. Dopo poco tutti i media e i siti giornalistici hanno iniziato a pubblicare articoli su articoli riguardanti questo fenomeno. Giravano immagini con avvisi scurrili e osceni che sembravano essere stati creati dalla nota piattaforma di videochiamate Meet di Google, un’applicazione altamente utilizzata in Italia da parte di studenti e lavoratori per seguire lezioni o riunioni. Ora come ora non sappiamo se ci fosse veramente stato un attacco hacker, ma quello che sappiamo è che di questi malfunzionamenti ce ne siamo accorti tutti.

L’azienda multinazionale Google, insieme agli altri grandi colossi che tengono vivo il web, come Amazon, Apple, Facebook, Microsoft, Spotify e molti altri, offrono servizi assai utili, e nel mondo di oggi dove tutti ne usufruiscono è difficile farne a meno. Basti pensare che, se di questi tempi, una persona non crea un sito internet per la propria azienda o quant’altro, è “fuori dal mondo”, come si usa dire, nel senso che non viene molto conosciuta, non può fare pubblicità online, non può soddisfare la domanda di tutte quelle persone che non vogliono recarsi in negozio, e decidono comodamente di ordinare e farsi mandare a casa i prodotti. Molte di queste piattaforme hanno successo anche perché offrono gratis alcune operazioni basilari, e non è necessario pagare. Basta avere un dispositivo collegato alla rete. In questo modo, anche persone relativamente non benestanti possono utilizzare i servizi.

Una miriade di azioni quotidiane sono permesse ed effettuate grazie a questi grandi colossi. 

Chi non vuole andare al ristorante e nemmeno cucinare a casa propria, ordina cibo su apposite applicazioni o siti in modo che gli arrivi tutto al proprio domicilio. Chi decide  di non andare al centro commerciale per fare shopping, compra tutto soprattutto su Amazon, o su altri siti di vendita. Chi ha degli oggetti vecchi ma ancora utilizzabili e non gli servono più, può metterli come annuncio su Subito.it o altre piattaforme, invece che andare al mercatino dell’usato. Per cercare una parola di cui non si sa il significato è molto più facile utilizzare i vocabolari online che quelli cartacei. La scuola, molte aziende e società italiane non riuscirebbero ad andare avanti senza usufruire di Google Meet, Classroom, Drive, Gmail e tutte le piattaforme simili, come Microsoft Teams e Zoom. Per guardare un film o una serie tv, basta curiosare su Netflix per vedere se c’è qualcosa che fa al caso nostro, non è necessario andare al cinema. Per scrivere email o documenti importanti si utilizzano principalmente Word, servizio fornito sempre da Microsoft, oppure Documenti e Gmail, offerti da BigG. Anche semplicemente se vogliamo sapere l’età di una celebrità, il metodo per fare la pizza in casa, quali attori fanno parte di un determinato film e via dicendo, è necessario solamente recarsi sulla barra di ricerca ed entrare nello sconfinato mondo del web per trovare tutte le risposte alle nostre domande. Per sentire le notizie, oltre ai siti dei giornali cartacei, ci sono una miriade di pagine e siti che divulgano le informazioni del giorno. Se si vuole ascoltare qualsiasi tipo di musica, qualsiasi canzone, non serve avere un vinile o una radio, basta scaricare Spotify sul proprio dispositivo.

E questa è solamente una sfilza di azioni che senza il mondo di internet, il mondo digitale, e senza i grandi colossi, non potremmo fare.  Come potremmo andare avanti senza di essi?

Ipotizziamo: se un giorno qualcuno, o qualcosa, progettasse un attacco o un sabotaggio a queste aziende che cosa potrebbe succedere? Come si farebbe a “sopravvivere” senza poter utilizzare i loro servizi grazie ai quali viene svolto qualsiasi lavoro? 

                                                                                                                        Santacà Davide

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