Lunedì scorso abbiamo assistito alla prima caduta di Google, il motore di ricerca più diffuso al mondo. In tre quarti d’ora milioni di persone hanno avuto problemi e un senso di smarrimento, a causa di un cattivo di Google e di tutte le piattaforme a esso connesse. Il collasso, pur essendo durato una frazione di tempo abbastanza contenuta, ha generato effetti seri e alquanto differenti negli utenti.

Questo evento è stato sicuramente un ulteriore segnale della nostra dipendenza assoluta dalle nuove forme di comunicazione tecnologia. Molti utenti infatti sono rimasti spaesati da questo avvenimento, proprio perché sono venute meno tutte quelle convinzioni sul perfetto funzionamento di Google e della sicurezza che ci ha sempre dato.

Si sta parlando molto negli ultimi anni di come Google sia entrato nelle nostre vite e oggi sia parte integrante di noi. Abbiamo dato l’accesso ai nostri dati, alle nostre posizioni, alle nostre idee, perdendo il controllo di tutto ciò. E per esattamente tre quarti d’ora abbiamo toccato con mano la nostra dipendenza. La cosa peggiore è che dopo questo “avvertimento” da Google stesso, non cambierà assolutamente niente riguardo al nostro approccio sulle piattaforme digitali.

Siamo, quindi, diventati talmente “googlizzati” da essere diventati completamente dipendenti e nel tempo tale rapporto di dipendenza crescerà sempre più.

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