Da quando è iniziata la didattica a distanza, nel marzo 2019, a causa della pandemia, Google è diventato di fondamentale necessità. Durante il primo lockdown Google, ma anche Youtube o Spotify, ci sono serviti per passare tempo e alleviato il peso di stare chiusi in casa.
Quando lunedì 14 Dicembre, c’è stato un blocco momentaneo, anche se per poco tempo, di tutti i servizi online di Google ci siamo sentiti disorientati: lezioni scolastiche bloccate, riunioni annullate, email che non potevamo inviare o ricevere. Pertanto, è evidente il potere acquisito da questa piattaforma digitale e dalle altre grandi società di internet, definite giganti del web. Questi programmi sono i principali depositi di dati e informazioni. Questo blocco però ci ha mostrato le fragilità di questi sistemi e se vogliamo evitare che le nostre informazioni vengano distrutte o rubate, dobbiamo tutelarci. Proprio per questo ritengo corretta la decisione presa dall’UE di limitare i giganti della tecnologia. Le piattaforme online che raggiungono più del 10% della popolazione dell’UE (45 milioni di utenti) dovranno fare di più per rimuovere i contenuti illegali e dannosi, essere più trasparenti sulle pubblicità sulle loro piattaforme e sui parametri utilizzati dai loro algoritmi per classificare prodotti e servizi. Questa è soltanto una delle novità del Digital Services Act e del Digital Markets Act per limitare lo strapotere di social network e giganti della tecnologia.

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