E` sicuramente interessante interrogarsi sulle ricerche condotte dagli italiani attraverso il web e valutare il tipo di domande a cui essi abbiano tentato di dare risposte, avvalendosi di internet. Si tratta di una consuetudine ormai ben consolidata e, seppur rappresenti solo uno dei tanti comportamenti dell’uomo nella “società”, essa merita di essere studiata per le particolari situazioni che inducono alla ricerca in rete.
L’analisi rivela che l’uomo è oppresso da paure, dubbi e bisogni di informazione relativamente alla salute, soprattutto se affetto da particolari sintomatologie; il campo giuridico, peraltro, è oggetto di ricerca: norme, regole e decreti che governano la nostra quotidianità destano la curiosità e l’attenzione degli utenti; anche la sfera emotivo-introspettiva coinvolge una considerevole parte della popolazione italiana, in particolare di sesso femminile; si conducono, ancora, ricerche su personaggi importanti o eventi di gossip; i “come fare”, i “perché”, infine, interessano chi voglia sperimentare soluzioni e trovare risposte con la tecnica del “fai da te”.
Pur entro i suoi limiti, il web restituisce un’immagine che ci permette di conoscere ampiamente la società in cui viviamo: con uno straordinario mezzo di “aggregazione dei dati”, dunque, otteniamo un campionamento di massa, una fotografia, una visione immediata dei principali interessi di milioni di persone.
Sebbene internet non sia il mondo reale e l’informazione reperita sia, sempre più spesso, imprecisa, confusa, a volte inaffidabile, tale strumento di informazione è, tuttavia, in grado di evocare ciò che accade nella realtà quando ci si aggrega in una grande piazza, in un mercato, fra i vicoli di una città: voci, discorsi, pensieri, rabbia, frustrazioni, ma anche sogni e speranze.
L’esperienza della rete, quindi, non dovrebbe essere negata a nessuno, soprattutto per l’impatto emotivo che ne scaturisce: infatti, se anche le riposte sono a volte di opinabile autorevolezza, è pur sempre stimolante la ricerca. Siamo allora fortunati noi italiani, perché non viviamo la condizione del “digital divide”, avendo accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione. Meno fortunati di noi sono tutti coloro che ne sono esclusi per condizioni economiche, per livello d’istruzione, per qualità delle infrastrutture, per appartenenza a gruppi etnici particolari, per provenienza geografica.

1+
avatar
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account