Questo è stato un anno terribile sotto ogni punto di vista e, per la prima volta da decenni, ci ha ricordato la nostra vicinanza alla morte, ci ha dato nuova prova del dominio del fato sulla nostra esistenza e di quanto nulla vada mai come avevamo previsto. Eppure, nell’anno in cui ogni certezza era in frantumi, non ci siamo scoraggiati. Abbiamo cercato dentro di noi ed abbiamo trovato la forza di alzarci e di reagire, e abbiamo fatto tutto ciò che potevamo. Basta guardare alle domande che ci siamo posti, perché l’analisi dei dubbi rivela quali siano le nostre riflessioni: quest’anno, come Google ci racconta con la pubblicazione dei suoi trends, ci siamo chiesti molto più frequentemente, come potessimo aiutare gli altri. È stupefacente quanto l’umanità sia in grado di resistere alle sfide dell’esistenza, ma anche quanto, mentre ogni cosa attorno a essa le mostra la sua impotenza, sia capace di cercare soluzioni e alternative per sentirsi parte utile di qualcosa di più grande: in un anno come questo, ha davvero vinto il sentimento dell’empatia, la volontà di sentirsi di nuovo timonieri della propria vita, ma solo se tutti possiamo partire insieme. E così, come scriveva il poeta William Ernest Henley, noi siamo davvero stati capitani delle nostre anime: non perché abbiamo già finito di combattere, ma perché nella stretta morsa della circostanza non ci siamo tirati indietro e, pur feriti, possiamo tenere la testa alta ed essere fieri di noi stessi, perché nessuna minaccia ci troverà mai impreparati alla lotta.

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