La pandemia causata dal Covid-19 ha accelerato la trasformazione digitale della nostra società e delle nostre economie. I cambiamenti nel telelavoro, nell’e-commerce e nell’istruzione online, che in circostanze normali avrebbero potuto richiedere anni, sono avvenuti in poche settimane. Le infrastrutture digitali e le nuove tecnologie si sono dimostrate fondamentali per il corretto funzionamento delle società in un periodo di emergenza. Di conseguenza, sono sorte domande di natura geopolitica su chi possieda le tecnologie del futuro, chi le produca e chi ne stabilisca gli standard. Nel ventennio che si sta concludendo si è vista l’affermazione dell’America come potenza tecnologicamente e digitalmente egemone, ma attualmente si sta rivelando sempre più necessario rivalutare l’importanza e il ruolo dell’Unione Europea. Infatti, Le crescenti tensioni di interessi prettamente politici tra USA e Cina costituiscono ormai un incentivo per l’Europa affinché essa sviluppi le proprie capacità digitali, altrimenti rischierebbe di diventare un campo di battaglia nella lotta per la supremazia tecnologica e industriale. Purtroppo, però, gli Stati membri dell’UE non hanno una posizione comune su molte questioni tecnologiche, come invece avviene circa l’applicazione dell’intelligenza artificiale. Ma la richiesta del mondo odierno, accentuata dalla crisi epidemiologica in corso, sta giocando un ruolo assolutamente favorevole all’Unione Europea, che ottiene quindi vantaggi competitivi rispetto all’America e alla Cina. Un esempio eclatante della “semplicità” con cui la spinta a tale cambiamento socio-politico viene accolta si vede nella decisione presa dalla nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha espresso la volontà di procedere alla trasformazione digitale, sia da un punto di vista di sviluppo industriale sia di regolamentazione. Il cambiamento non dovrebbe risultare troppo impattante, poiché ormai sono numerose le persone con accesso quotidiano alla rete.

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